Stefano brucia anche Excalibur e la contiene a 9b+

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E’ davvero impressionante la capacità di Stefano Ghisolfi di scegliere i progetti appena lontanamente possibili, allenarsi per realizzarli e alla fine chiuderli senza approfittare della facile possibilità di arricchire il curriculum con un numero mirabolante. Questa è stata anche la storia di Excalibur, lavagna inclinata di Arco, fatta di tacche e piccoli svasi, della quale “Steghiso” all’inizio faceva fatica ad immaginare anche solo brevi sequenze continuative.

L’ha provata insieme a Ondra, insieme a Schubert e persino al miglior stringitacche del mondo attuale, William Bosi; tutti hanno fatto discreti giri, ma senza dominare nulla. Stefano avrebbe potuto facilmente dichiarare il suo primo 9c e nessuno avrebbe potuto ridire nulla.

Excalibur è a mani basse la via più dura in Italia ad oggi, ma rischia di rimanerla per parecchio tempo se i tentativi che i migliori big del mondo torneranno a farci sopra non andranno velocemente a buon fine. E’ un tiro dove i metodi sono quelli, difficilmente qualcosa di geniale e alternativo potrà essere scovato dopo la esplorazione collettiva svolta negli ultimi mesi da un team di campioni così forte ed esperto, e questo è un altro plusvalore della scelta fatta da Stefano di aprire senza gelosie la linea ai tentativi: per farla devi tenerti sulle dita in un modo che forse fino ad ora non era stato necessario su nessuna delle vie che attualmente sono date 9b+ e oltre, tutte linee assai più fisiche e con prensioni più variate. Non c’è ginocchiera che aiuterà su Excalibur.

Ancora una volta bravo Stefano, non solo per la parte sportiva pura della realizzazione, ma anche per l’approccio globale al progetto, alla visione inclusiva, all’apertura agli altri; il che rende a prova di bomba non solo il grado assegnato, ma anche l’immagine di un atleta che sta insegnando al mondo qual è il modo migliore di ottimizzare tempi e modi di un progetto verticale. Foto di Marco Erspamer @kirsch_climbing

Stefano Ghisolfi’s ability to choose projects that are remotely possible, train to implement them and finally close them without taking advantage of the easy possibility of enriching the curriculum with an astonishing number is truly impressive. This is also the story of Excalibur, an inclined blackboard of small holds in Arco, of which “Steghiso” at the beginning found it hard to imagine even just brief continuous sequences.

He tried it together with Ondra, together with Schubert and even the best fingers in the world today, William Bosi; everyone did decent laps, but without dominating anything. Stefano could have easily declared his first 9c and no one could have complained.

Excalibur is hands down the hardest route in Italy to date, but it risks remaining so for a long time if the attempts that the best big names in the world return to climb it do not go quickly to send. It’s a pitch where the methods are the same, it will be difficult for something ingenious and alternative to be found after the collective exploration carried out in recent months by such a strong and expert team of champions, and this is another added value of Stefano’s choice to open without jealousies the line to attempts: to do it you have to hold on to your fingers in a way that perhaps until now hadn’t been necessary on any of the routes that are currently given 9b+ and above, all much more physical lines and with more varied grips. There is no kneepad that will help on Excalibur.

Well done Stefano once again, not only for the pure sporting part of the creation, but also for the global approach to the project, to the inclusive vision, to the openness to others; which makes not only the grade assigned bombproof, but also the image of an athlete who is teaching the world what is the best way to optimize times and methods of a vertical project. Photo by Marco Erspamer @kirsch_climbing

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