Hura, il film su Wafaa Amer

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Wafaa Amer nasce il 18 novembre 1996 nel villaggio di Aghur, in Egitto. Fino ad 8 anni viene cresciuta dai nonni assieme alle sue sorelle, poiché i suoi genitori si erano già trasferiti in Italia. A 9 anni Wafaa raggiunge i genitori nel Bel Paese dove si confronta e cresce in un mondo totalmente diverso rispetto a quello della sua infanzia. Impara una nuova lingua, si approccia ad una cultura differente, più aperta per una donna della sue età, e conosce per la prima volta l’arrampicata. A 15 anni infatti, grazie alla generosità del padre di un’amica che le paga il suo primo corso, comincia a praticare questo nuovo sport, che in breve tempo muta in una forma di libertà pura. Hura, come la chiamano in Egitto.

Per Wafaa però, praticare sport non è semplice come per gli altri coetanei: per via delle sue origini e della sua religione il padre non approva certe influenze della cultura occidentale nelle sue scelte di vita, e Wafaa si trova costretta ad andare in palestra di nascosto per allenarsi. Ha grinta e talento e basta poco tempo affinchè gli allenamenti sfocino nelle prime competizioni e le prime vittorie non tardano ad arrivare. Frequentando altre persone al di fuori della sua famiglia Wafaa comincia a cambiare, a capire che esistono modi alternativi di vivere, nuovi modi di interpretare la libertà, che sono però incompatibili con la tradizione musulmana. Sono questi gli anni più difficili per Wafaa. Le differenze tra la sua vita e le sue radici sono talmente forti da suscitarle un durissimo contrasto interiore. La possibilità di vivere una vita diversa rispetto a quella che aveva conosciuto fino a quel momento, la costringe ad allontanarsi dalla sua famiglia, dove ormai il gap religioso e culturale è incolmabile e la disapprovazione nei suoi confronti si è fatta insopportabile. 

All’età di 18 anni si prospetta lo scenario di ritornare in Egitto per continuare la sua vita lì, come tradizione impone. Per Wafaa è ormai impensabile abbandonare la vita che si è costruita da sola fino a quel momento, lasciare la palestra, le prese, i compagni che le fanno sicura, gli amici, e per questo decide di trasferirsi dagli amici di Finale Ligure, dove trova una nuova famiglia, supporto e comprensione. Ci vogliono due anni per trovare una sistemazione e un lavoro vero e proprio, ma finalmente, e non senza fatica, Wafaa trova la libertà che stava cercando. È il periodo in cui scopre l’arrampicata su roccia e, con essa, una nuova dimensione di equilibrio. Lo si vede nel suo sorriso e da come si muove sulla roccia. Nel finalese riesce a salire tiri impegnativi come “Radical Chic” (primo 8a Finalese a Montecucco) e la più famosa “Hyaena”, storico tiro del celebre local Andrea Gallo, firmando la seconda salita femminile. In questi anni Wafaa consolida le sue nuove radici in Liguria trasferendosi presso la fattoria sociale “Il Bandito e la Principessa”. Oggi, all’età di ventiquattro anni, Wafaa continua la sua vita a Finale Ligure, dividendosi tra passione e lavoro, liberamente, scegliendo ogni giorno chi vuole essere. 

Wafaa ambassador La Sportiva Wafaa Amer entra a far parte del Team atleti La Sportiva nel 2019. In punta di piedi ma con grande determinazione e decisione com’è nel suo carattere, giorno dopo giorno lavora su stessa per farsi notare sulla scena dell’arrampicata nazionale e continuare a poter inseguire i propri sogni di libertà e di realizzazione personale. Il feeling con il team dell’azienda trentina è molte forte fin da 

subito e si concretizza molto presto con il lancio della collezione d’abbigliamento Climbing Pro Woman in estate 2021, sviluppata proprio grazie ai consigli di quelle che diventano per La Sportiva due climber di riferimento Federica Mingolla e Wafaa naturalmente, che testano ogni prodotto in anteprima e danno i propri consigli al team di ricerca e sviluppo per realizzare una capsule collection tecnica e dedicata alle esigenze specifiche delle atlete in parete. 

L’idea di Hura nasce fin dai primi incontri tra Wafaa ed il team comunicazione di La Sportiva, impegnato già da diversi anni nel dare risalto alle storie di sfida con se stessi, prima che con gli avversari, dei propri atleti di punta. Il concetto espresso dalla campagna FOR YOUR MOUNTAIN è che ci sono sfide che vanno oltre l’avversario, il traguardo, la cima, il tempo da battere. Sfide che chi pratica sport conosce bene: si basano sulle nostre motivazioni più profonde, ci portano ad intraprendere intense sessioni di allenamento, ad affrontare le nostre paure, la nostra idea di libertà, ed a conoscere i nostri limiti. Chi corre, arrampica, scia, chi fa escursionismo, chi pratica una qualsiasi attività outdoor, per stare bene prima di tutto con se stesso, affronta ad ogni uscita la propria sfida, la propria montagna. Il perimetro di gioco è definito dal cuore, dalle emozioni, dai nostri perché. E se c’è una persona che incarna tutto questo, questa continua ricerca del se, e che oggi ha la forza di raccontarlo e lasciarlo raccontare alle persone di cui si fida, questa è proprio Amer Wafaa. 

PAROLA ALL’AUTORE: MATTEO PAVANA, THE VERTICAL EYE 

“Tutte le storie vanno trattate con cura. Alcune però più di altre. Raccontare una storia equivale ad immergersi. 

Il mare ne sa qualcosa. È una superficie mossa, riflette in maniera distorta, inganna. Alle volte ci si ferma proprio lì, in superficie, un pò perché fa comodo, altre volte perché non si è in grado o semplicemente perché non si vuole andare più a fondo. Perché scavare, immergersi appunto, porta lontani dalla luce: è difficile vedere dove si sta andando quanto da dove si è venuti. Raccontare la storia di qualcuno, come in questo caso, significa proprio questo: brancolare nel suo buio e cercare una direzione verso un risvolto positivo e, dove possibile, comune. È proprio per questo che occorre portare maggiore attenzione verso alcune storie, perché sono delicate, sotto molteplici aspetti. 

Raccontare Wafaa è questo.”

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