Una climbostrada blu nel cuore del Cimo

Rovinare la roccia in nome del… “non sbagliare via”…

Non si può considerare un errore di gioventù, perché Sergio Coltri è uno degli storici apritori sul Monte Cimo, il Verdon della Val d’Adige. Primo, insieme al parmigiano Rampini, a mettere gli spit sulla bastionata di roccia eccezionale che sovrasta l’Autobrennero tra Tessari e Brentino, già dai primi anni ’80. Coltri ha recentemente “sottolineato” con una bomboletta di vernice blu le protezioni di “Desiderio Sofferto”, il bellissimo muro appoggiato a gocce sotto ai grandi tetti, per distinguerla dalle altre vie in parete. Considerata la relativa vicinanza di altri itinerari aperti successivamente, la cosa avrebbe anche un senso, ma sarebbe bastato sostituire le placchette con placchette dal colore nativo non neutro come per esempio quella nella foto sotto. Insomma: è una cosa grave, è una cosa DA NON FARE con queste modalità. Proteggere la roccia da qualsiasi intervento non strettamente necessario alla sicurezza dei climbers dev’essere una priorità per tutti. Nel 2019 non dovrebbe esserci nemmeno più bisogno di sottolinearlo… ma la foto è stata pubblicata da Francesco Gherlenda sulla pagina FB Arrampicate in Val d’Adige e dal tono di alcuni commenti si capisce invece che c’è assolutamente ancora bisogno di sottolinearlo.

It cannot be considered a youth mistake, because Sergio Coltri is one of the historic openers of Monte Cimo, the Verdon of the Val d’Adige. First, together with the Parmesan Rampini, to put bolts on the exceptional big crag overlooking the Autobrennero between Tessari and Brentino, since the early 1980s. Coltri has recently “underlined” with blue paints the protections of “Desiderio Sofferto”, the beautiful wall dotted by water holes under the large roofs, to distinguish it from the other routes. Considering the relative proximity of other routes opened later, it would also make sense, but it would have been enough to replace the plates with non-neutral native color PLATES such as the one in the photo. In short: it is a serious thing, it is a thing NOT TO BE DONE with these modalities. Protecting the rock from any intervention not strictly necessary for the safety of climbers must be a priority for everyone. In 2019 there should not even be any need to emphasize it … but the photo was published on the FB page Climbing in Val d’Adige and from the tone of some comments we understand instead that there is absolutely still need to emphasize it.

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