Test immunologici per la scalata

Una proposta per individui e palestre.

Lamberto Camurri, biologo e specialista in genetica medica e applicata, è nel comitato di redazione di Pareti dal 1998. Alpinista e arrampicatore sportivo della primissima ora, è considerabile uno dei padri dell’arrampicata sportiva e agonistica in Italia; ha fatto parte della giuria della prima competizione della storia, nel 1985, a Bardonecchia. Dopo quello relativo alla ripresa Covid-compatibile nelle sale d’arrampicata, oggi presentiamo un altro suo contributo tecnico, relativo alla possibilità di arginare i rischi grazie al fatto di conoscere il proprio status rispetto all’epidemia

“I test che vedono la risposta immunitaria al contatto col virus responsabile del Covid-19 iniziano finalmente ad essere nella disponibilità individuale, al momento non in tutta Italia e allo stesso modo. Perché? Alcune regioni hanno accelerato superando le difficoltà burocratiche centrali per consentire ad aziende e gruppi di accedere al test, ormai da tutti ritenuto epidemiologicamente importante.

L’Emilia Romagna ha reso agibile l’utilizzo individuale controllato dal 12 maggio. Cosa vuol dire? Il cittadino può ottenere dal medico di base una ricetta bianca con la richiesta, recarsi in un laboratorio autorizzato ed eseguire il test. 

Cosa comporta? Se è negativo significa che non c’è stato contatto col virus, quindi senza immunità né contagiosità. Se è positivo si deve eseguire un altro test immunologico di conferma, se ancora positivo il caso passa al SSN per il tampone per la ricerca diretta del virus. E’ previsto in questa eventuale fase l’isolamento.

I test cercano e trovano la immunoglobulina G (igG) e la immunoglobulina M (igM): la prima identifica l’avvenuto contatto col virus e lo sviluppo di anticorpi, quindi il passato, la seconda il contatto e la presenza del virus ancora in azione, quindi il presente.

Ma come può aiutare il climber o i gruppi di climbers, fare il test e conoscere la risposta? Vediamo come funziona: intanto basta una goccia di sangue che viene deposta in un incavo del kit e in cinque minuti darà la risposta:

1 Se appare la linea C da sola vuol dire NESSUN CONTATTO col virus fino a una settimana prima del test, è la risposta che ci interessa e la più frequente, circa il 95%

2 Se appare la C con la G significa che c’è stato contatto col virus che ha prodotto anticorpi

3 Se appare la C on la M o tutte tre significa che c’è stato contatto col virus che ha prodotto anticorpi e che è ancora attivo CONTAGIOSO.

I punti 3 e 2 prevedono un approfondimento con altre tecniche.

Vi rubo un secondo di attenzione per indicare l’accuratezza del test, tanto dibattuta. Nell’ultimo mese c’è stata una enorme produzione scientifica che ha definito una accuratezza superiore alle attese. La presenza di anticorpi igG, quelli buoni, ha dato quasi il 100% di precisione, come indica il grafico

Operativamente: il test con la risposta 1 indica la ASSENZA di esposizione al virus e se è comune a tutto il gruppo di cui si fa parte, fatta salva l’ultima settimana prima del test, è ciò che ognuno di noi vorrebbe sapere prima di legarsi in cordata, di stare sotto un masso, di scalare in sala d’arrampicata. 

Il test non sostituisce ma si aggiunge ai presidi igienici di base, mascherina, disinfettante per mani e guanti, maglietta per evitare di disperdere sudore.

Potremmo alla fine interpretare in modo ragionevole le stringentissime Linee Guida della FASI applicandone alcuni principi alla generalità.

Seguiamo come compertarsi seguendo le vie di contagio in ordine di priorità di rischio, con test immunologico negativoe rispetto delle norme pandemia nei comportamenti individuali.

  1. Via aerea – ALTO RISCHIO IMPREVEDIBILE – Naso, bocca, contagio da droplet, aerosol, ghiandole sudoripare:  mascherina indossata in tutte le fasi tranne durante la scalata
  2. Contatto – MEDIO RISCHIO PREVEDIBILE – Mani, contagio per contatto su occhi, naso, bocca CHE NON VANNO TOCCATI MAI: con il disinfettante in tutte le fasi di contatto coi materiali comuni, corda, grigri, moschettoni. In aree di arrampicata promiscue, sale, falesie affollate, l’uso dei guantini nelle fasi accessorie alla scalata può essere utile (anche i guantini vanno disinfettati come fossero le mani). 
  3. Contatto – BASSO RISCHIO PREVEDIBILE – La corda e i moschettoni possono essere comuni alla cordata a due previa disinfezione frequente delle mani. E’ buona cosa che ogni climber usi un capo della corda diverso dal partner. In caso di eccessiva sudorazione delle mani si sanificano con fazzoletto e disinfettante i primi tre metri di corda usata nella scalata. La possibilità che gli appigli della via di arrampicata su roccia rimangano contaminati al passaggio è remota, non diversa dalla maniglia dell’uscio di casa, la disinfezione delle mani neutralizza.

Attualmente Le regioni dove si può fare sono Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Toscana, Sicilia. In Lombardia ne stanno discutendo

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