Terremoto in Francia: a rischio metà delle falesie

La parete sud di S.Cezaire, Grasse, foto AGD

La minaccia di You è diventata realtà

Paese che vai usanze che trovi anche riguardo della gestione delle falesie e delle grandi pareti di montagna.

La Francia è stata per mezzo secolo una sorta di paese pilota, di vero e proprio faro nella gestione del proprio sterminato patrimonio roccioso, con una sapiente suddivisione in falesie attrezzate per l’arrampicata sportiva e terreni d’avventura. Il cardine di questa quasi perfetta organizzazione è sempre stata la FFME, ovverosia la federazione francese di montagna e arrampicata, che ha sempre fornito un cappello legale sotto forma di convenzione con i proprietari dei terreni, per mettere al riparo gli stessi da qualsiasi richiesta di risarcimento danni per incidenti che fossero avvenuti nelle pareti di loro proprietà.

Il giocattolo, ne abbiamo diffusamente parlato in passato dedicando anche un editoriale sulla rivista di carta, si è rotto nel 2010, quando a Vingrau, nota località del sud-est Francese, una guida alpina che stava scalando col cliente ha subito un danno irreversibile a un arto a causa della caduta di una pietra dall’alto. Il professionista ha fatto causa allaFederazione e dopo un lungo iter legale ha ottenuto la ragione del tribunale che ha disposto la condanna della federazione francese a 1,6 milioni di euro di risarcimento, spesa insostenibile per un ente senza fini di lucro e, soprattutto un precedente che avrebbe pesato come un macigno su qualsiasi successivo incidente che forse capitato in una falesia convenzionata.

Ora il presidente della FFME Pierre You ha deciso di interrompere tutte le convenzioni su tutto il territorio nazionale, esponendo di fatto i proprietari dei terreni alla possibilità di essere tirati in causa in caso di incidenti sui propri terreni. Si tratta ovviamente di una bomba nucleare sull’intera arrampicata francese perché è calcolato che oltre una metà delle pareti si trovano su terreno privato e molte di esse erano oggetto della famosa convenzione.

Vi piacerebbe essere proprietari di una falesia, non guadagnare un centesimo dalla sua frequentazione e dover temere la prospettiva che un incidente si possa tramutare in una enorme grana legale per voi che di mestiere fate i contadini o comunque tutt’altro? Questa in cruda sintesi è la posizione nella quale si trovano in questo momento una grande quantità di proprietari terrieri e di falesie attrezzate da terze persone. L’arrampicata di falesia francese è in grandissimo pericolo.

E in Italia?

Fino a questo momento, per quanto riguarda il territorio italiano, non c’è notizia di condanna di amministratori o di proprietari terrieri sui cui possedimenti si sia verificato un incidente d’arrampicata. Esistono diversi luoghi dove, in seguito a incidenti anche gravi, i proprietari hanno posto evidenti cartelli di divieto, in modo che i frequentatori lo facciano, eventualmente, a loro insaputa e a loro rischio e pericolo. Una poliziano molto made in Italy, ma finora efficace.

Il precedente francese, comunque, è gravissimo per tutta l’Europa e pone dei forti interrogativi alla opportunità di continuare a chiodare delle falesie di cui non si conosce la realtà catastale, l’appartenenza al demanio oppure a privati e anche se ci siano dei gravami o dei divieti poco conosciuti sugli stessi terreni demaniali. Era il caso, fino a poco giorni fa, di alcune pareti molto note della Val Pennavaira, ma questa è una storia che vi racconteremo domani. 

Infine, tutta questa vicenda insegna, ancora una volta di più, che, come abbiamo già scritto, l’idea delle falesie certificate è una grande puttanata: nessuno potrà mai certificare la solidità sempiterna di un blocco di roccia, se la mettano via quelli che da anni provano a spillare soldi alle amministrazioni scrivendo che loro forniranno una “falesia certificata”. Puoi chiodare con materiale certificato, puoi farti pagare per farlo, ma non potrai mai consegnare chiavi in mano una falesia a rischio zero, la cui certificazione sarebbe un enorme boomerang per il conduttore al primo incidente. AGD

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