Scandalo sotto la Presolana

Ruspano il bosco per aprirlo ai disabili

Baita Cassinelli arrivando dal Passo Presolana. A sinistra si vede l’altro accesso che evita il bosco… Foto AGD

La notizia, ampiamente riportata e anzi esaltata da Bergamo News, è ferale per chiunque ami la montagna: stanno aprendo a colpi di ruspa un varco nel bosco per arrivare più facilmente dal Passo Presolana a baita Cassinelli. Ecco quel che ne pensiamo:

Renderlo agibile ai paraplegici in carrozzina, immaginiamo, doveva essere il piano A. La disabilità negli anni è diventata un piatto ricco per chi se ne occupa, l’inclusione e l’abbattimento delle barriere architettoniche si sono trasformate da sacrosanto dovere/diritto a business milionario. I manufatti delle città occidentali si sono trasformati in funzione dei diritti di una categoria un tempo dimenticata e ora giustamente salvaguardata. Rampe d’accesso, montascale, servizi sanitari: un fiume di denaro in buona parte finanziato dalle autorità europee. 

Poi, ovviamente, c’è sempre chi vuole farla fuori dal vaso, chi vuole vedere se oltre alle barriere architettoniche delle opere dell’uomo si possa abbattere qualcos’altro. Tipo le piante, le rocce, e gli altri ostacoli che la natura ha frapposto tra il disabile e qualche imprecisato punto del globo che egli abbia la voglia e il diritto di raggiungere malgrado il suo stato. A qualche genio tra Bergamo e Clusone è venuto quindi in mente che la Baita Cassinelli, ai piedi della Presolana, sia appunto uno di quei luoghi imprescindibili del pianeta. Il piano A, ne siamo sicuri, doveva essere renderla rotabile, magari piastrellata, questa fetta di bosco che dal Passo della Presolana sale con moderazione verso la baita Cassinelli (rifugetto peraltro raggiungibile anche da un altro punto già servito da una strada forestale). Ma il piano A sarebbe costato una fucilata, probabilmente ben oltre gli importi ritenuti consoni agli inventori di questo oltraggio alla natura e alla logica. Occorreva individuare un’altra categoria di disabili che suscitasse altrettanta pietà, ma che avesse almeno ancora la buona creanza di camminare sulle proprie gambe.

Uno, due, tre… in un lampo arriva l’ideona: perché non sfruttare i ciechi, più urbanamente ribattezzati “non vedenti” e “ipovedenti”, come già accaduto agli “operatori ecologici”? Con qualche ruspa leggera di ultima generazione tutte quelle stupide radici e pietre che infestano il già largo sentiero che porta dal Passo ai Cassinelli potranno finalmente scomparire, peraltro invogliando un altro tipo di disabile (il cittadino che trova molto alla moda fare due passi in montagna) a salire fino ai Cassinelli, magari vestito elegante, per degustare qualche prodotto di malga peraltro acquistabile presso qualsiasi negozio di Castione. Diteci che non è vero. Diteci che non ci sono giornalisti di Bergamo disposti a esaltare la meraviglia di questa stronzata. Diteci che il Rotary di Clusone, “mandante” delle ruspe nel bosco, aveva esaurito tutte le possibili forme di beneficienza mondiale prima di arrivare a concepire questa perla.

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