Rock&Ice annuncia la morte di Brad Gobright

“the most accomplished” bold climber

Un anno fa circa la rivista Rock & Ice aveva dedicato copertina e un lungo special a Brad Gobright, ragazzetto americano a cui non avresti mai attribuito gli aggettivi usati dalla rivista: in sostanza “quello che rischia di più”. Perchè comunque, nell’immaginario collettivo, quello che rischia (va) di più era comunque Alex Honnold. leggendo quel numero speciale ci eravamo fatti l’idea di una specie di Marco Pedrini americano: veloce, dissacratore e in parte sottovalutatore dei pericoli di quello che faceva. Che non era poco: record sul Nose prima della coppia Honnold-Caldwell, meno di 24 ore per il trittico Nose+Zodiac+Lurking Fear, tante freesolo sui satelliti del Capitan. Dalle parole di R&I traspariva l’idea di un climber “costantemente esposto”, sempre in corsia di sorpasso.

E’ morto a Potrero Chico, Messico, calandosi lungo la via “sendero luminoso”. R&I descrive l’accaduto secondo una modalità purtroppo molto “classica”: doppia in simultanea non ben pareggiata con il compagno di cordata; niente nodi in fondo. Una corda finisce prima dell’altra. Di solito in quel modo si muore in due, stavolta invece il compagno ha avuto l’enorme fortuna di fermarsi sulla cengia che era la destinazione della doppia, mentre Gobright è finito in fondo.

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