Quel che c’è dopo Nardi​ e Ballard

Il nostro punto di vista su queste ultime ore tra la montagna e le tastiere

Come avete avuto modi di constatare nei giorni scorsi la nostra cronaca a riguardo di quanto (non) stava accadendo sulla montagna himalayana si è interrotta al momento in cui Txikon ha proposto di perlustrare la zona coi droni. Ognuno di noi ha smesso di sperare in un esito positivo in momenti diversi. Quello è stato il nostro momento.  La prossima notizia da pubblicare, se ci sarà, sarà quella del ritrovamento dei cadaveri. Ora è partita, com’era prevedibile, la dietrologia generale e più o meno competente su quanto sia presumibilmente accaduto e su quello che si sarebbe dovuto fare e non fare. 

Che sia stata una valanga, una scarica di sassi o persino un volo non trattenuto ora ha poca importanza, perché non ci saranno mai nemmeno le condizioni per poter ricostruire quanto veramente successo.

Il fatto importante e francamente piuttosto triste è che il mondo si è nuovamente diviso in Moriani e Nardiani, e in mezzo agli uni e agli altri ci sono tanti che non hanno mai infilato un rampone in vita loro. E’ molto triste quello che stiamo leggendo sui social, che mai come in queste occasioni si mostrano dissocial.

E’ invece l’alpinismo, signori. Che inizia dove finisce l’arrampicata sportiva e che ha infiniti livelli crescenti di presa di rischio, e di cui tantissimi versanti di tantissime montagne rappresentano il livello massimo, non solo questo. Gianni Comino scalava i seracchi che stavano per cadere. Alex Honnold si lancia su Freerider slegato, Markus Pucher va sul Torre in solitaria invernale. Nardi e Ballard non tornano da questo Sperone Mummery di cui tutti sembrano avere avuto sempre un plastico tridimensionale in camera da letto.

E’ solo l’alpinismo, la motivazione che hai dentro, la fortuna o la sfortuna di essere nel momento giusto o sbagliato in quel particolare posto, come è successo al fortissimo Farina, a quella roccia di Anghileri e a tantissimi altri noti e meno noti. Un giorno, se un giorno l’alpinismo interesserà ancora a qualcuno, si passerà anche dal Mummery e probabilmente anche da cose più difficili. Ma è troppo facile dire adesso: “lui non doveva essere lì,” oppure “non aveva il livello per farlo” una volta che è morto. Tutti i morti in montagna avrebbero dovuto essere altrove per non morire. E a volte più forti e veloci di quello che erano. Persino Honnold, se gli fosse glissato un piede sul diedrone di 7c, sarebbe da molti ricordato come uno che non aveva il livello per farlo.

Nardi e Ballard inseguivano un sogno come di più piccoli, ma non necessariamente meno pericolosi, seguiamo tutti noi che andiamo in montagna.

Dei sogni bisogna avere rispetto e basta. Senza i sogni, anche quelli illogici, l’alpinismo diventerebbe arido. E il mondo in generale, senza quei piccoli alpinisti coraggiosi, secondo noi sarebbe parecchio meno interessante da vivere. Andrea Gennari Daneri

As you have seen in recent days, our news about what was  (not)  happening on the Himalayan mountain was interrupted at the time when Txikon proposed to patrol the area with the drones. Each of us has stopped hoping for a positive outcome at different times. That was our moment. The next news to be published, if there will be, will be about the corpses found. Now, as was to be expected, the general and more or less competent aftermath started on what had presumably happened and on what should have been done and not done.

Whether it was an avalanche, a rockfall or even a fatal whipper, now has little importance, because there will never be the conditions to understand what really happened.

The important and frankly rather sad fact is that the world has again divided into Moro Guys and Nardi Guys, and between them there are many who have never put a crampon over their life. What we are reading on social media is very sad, they now are kind of unsocial.

It is, instead, mountaineering, gentlemen. That begins where the sport climbing ends and that has infinite increasing levels of risk taking, and many slopes of many mountains represent the maximum level of risk, not only this. Gianni Comino climbed the glaciers’ borderlines that were about to fall. Alex Honnold launches on Freerider untied, Markus Pucher tries and returns from the Tower alone in winter. Nardi and Ballard do not come back from this Mummery Pillar of which now everyone seems to have always had a three-dimensional model in the bedroom.

It’s just alpinism, the motivation you have inside, the luck or the misfortune of being at the right or wrong time in that particular place, as happened to poor Farina, Anghileri and many other known and lesser known. One day, if one day mountaineering will still interest someone, the Mummery and probably more difficult thingswill get a first ascent. But it’s too easy to say now: “he did not have to be there,” or “he did not have the level to do it” once he died. All the dead in the mountains should have been somewhere else so as not to die. And sometimes stronger and faster than they were.

Nardi and Ballard pursued a dream like smaller, but not necessarily less dangerous, we follow all of us who go to the mountains.

Dreams must be respected and that’s it. Without dreams, even illogical ones, alpinism would become dry. And the world in general, without those brave little mountaineers, we think it would be a lot less interesting.

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