Quando e come riaprirà la verticale in Italia

La storica immagine del Superbloc di Parma 1998, con 458 iscritti

Qualche indizio dopo le nefaste previsioni di Confcommercio

Premesso che non siamo Nostradamus né siamo in possesso di informazioni migliori rispetto al climber lettore, ci sembra opportuno fare il punto su quanto sta accadendo e sul modo in cui impatterà sul futuro sia dei climbers sia di coloro che a livello professionale o semiprofessionale si occupano di verticale (palestre, allenatori, istruttori, guide ecc…)

Non abbiamo buone notizie. Per nessuno.

La prima riflessione è che difficilmente si può immaginare in Italia un “lockdown” ancora più stretto di questo. Non ci son né mentalità né mezzi per chiudere i supermercati e affidare ai taxi o all’esercito la distribuzione del cibo. Anzi: non passerà troppo tempo prima che alcune strutture produttive a tutt’oggi ritenute non essenziali vengano fatte riaprire, anche a scartamento ridotto, per scongiurare il disastro economico assoluto. Questo fatto rallenterà ulteriormente l’allentamento della morsa sulle attività tradizionalmente aggregative come scuole, bar, ristoranti, discoteche e, ovviamente, palestre. Queste attività, è ormai chiaro, saranno le ultime ad avere il via libera. Secondo una procedura che verosimilmente sarà simile in tutto il mondo occidentale. La Svezia, unico paese occidentale ad aver fatto (per ora) una scelta diversa, potrebbe rivelarsi un interessante gruppo di controllo, per verificare la correttezza delle scelte dell’Italia e degli altri. Un successo su base bimestrale dell’esperimento svedese potrebbe spingere molti paesi ad allentare più velocemente la morsa. Un fallimento confermerebbe la bontà del lockdown.

Quando si potrà scalare di nuovo?

Quindi QUANDO riaprirà la verticale? Ragionevolmente la verticale su roccia riaprirà prima di quella su plastica. Oltre alla ovvia considerazione che il virus “lavora meglio” in ambienti chiusi, va tenuto presente che si va verso la stagione estiva, unico momento forte del PIL italiano nelle aree turistiche delle regioni poco industrializzate. Azzerare l’indotto annuale (in estate in molte zone si incassa il 90% del totale annuo) significherebbe uccidere il centro-sud del paese e metterlo completamente sulle spalle del traino industriale del nord, già gravato da una tassazione con pochi uguali in Europa.  E’ ragionevole immaginare quindi, al netto del miglioramento delle statistiche sui contagi, che l’attività ludico – sportiva nei mesi di luglio e agosto verrà consentita, pur con una regolamentazione tutta da inventare sul distanziamento e l’igienizzazione.

Outdoor climbing salvo in estate, quindi? Forse, ma scordatevi una legge ad hoc. E’ più verosimile guardare al mondo del ciclismo, una vera potenza a livello di influenza e di formazione nella opinione della maggioranza. Se sarà libero il ciclismo non agonistico lo sarà probabilmente anche l’arrampicata su roccia.

Completamente diverso il discorso riguardante le sale d’arrampicata. Speriamo ovviamente di sbagliarci, ma crediamo che in questo caso lo sport da guardare con attenzione sia il calcio. In questo mese di quarantena i quotidiani non sono riusciti a non mettere almeno un articolo di calcio al giorno, niente male per una attività che, comunque, non sta avendo luogo. Il che significa che il calcio “tifato” è e rimane uno dei riempitivi più importanti del tempo di gran parte degli italiani, abituati ad organizzare il proprio tempo libero con la cadenza delle partite dal vivo e in televisione. Può quindi farci sperare il sussurrato tentativo di chiudere l’attuale campionato a partire da metà luglio. Aprire gli stadi e tener chiuse le palestre sarebbe un nonsenso. Ma è assai più probabile che il campionato salti del tutto: nell’immaginario collettivo l’ultima partita Atalanta-Valencia è stata una specie di bomba virale di cui nessuno vuol verificare l’effettiva portata. Il campionato ricomincerà verosimilmente a inizio o metà settembre, magari in concomitanza con la riapertura delle scuole, altra occasione aggregativa che non potrà, oggettivamente, subire ulteriori ritardi dopo il disastro di questi giorni.

La previsione di Confcommercio

Confcommercio ha pronosticato invece per inizio ottobre la riapertura di tutte le attività commerciali, palestre comprese. Sulla base delle considerazioni appena fatte forse sono stati un po’ pessimisti, magari per spingere il governo ad aiutare il settore. Comunque stiamo parlando di 5,6 oppure 7 mesi di chiusura, totale e consecutiva, per le attività indoor, per le sale e per chi ci lavora. Una debacle a cui dobbiamo essere preparati, ogni altra soluzione sarà migliorativa e saremo i primi ad accoglierla facendo festa. Insomma ci piacerebbe proprio tanto sbagliare previsione.

E come riaprirà la verticale indoor?

Ma ora veniamo al COME riaprirà la verticale. In questi giorni vanno di moda gli articoli in cui si sottolinea che “niente sarà più come prima”. Scenari semibliblici di abitudini completamente cambiate, spazi pubblici ridisegnati e così via. Per età, esperienza del mondo e senso pratico, ci sentiamo di dire che la maggior parte di questi ragionamenti su un futuro radicalmente diverso sono esercizi di fantasia. La scienza insegna che gli animali, uomo compreso, tendono a superadattarsi all’ambiente in cui vivono. Passata una prima fase di logica attenzione aumentata, tutto tornerà ad evolversi nel senso della maggior comodità possibile, nel senso del superadattamento. Non crediamo che, se non in una primissima fase, ci saranno ingressi contingentati nelle palestre d’arrampicata. Se sarà invece così in modo stabile, i prezzi saliranno vertiginosamente, perché i costi fissi, già gravati dei debiti provenienti dai mesi di chiusura, non varieranno con un dimezzamento forzato delle presenze in sala.

Quante sale riapriranno dopo il lockdown? Un solo mese di chiusura avrebbe già messo in difficoltà seria le strutture aperte da poco, il cui unico vantaggio era l’Iva a credito. Tutte le start-up del mondo, di qualunque genere, sono quelle che verranno letteralmente macellate, spazzate via dalla crisi. 

Sei mesi di chiusura saranno invece un grosso problema per tutte quelle sale gravate da costi fissi stabili e alti, cioè principalmente dagli affitti, tanto più elevanti quanto più le strutture sono grandi. Le sale d’arrampicata di proprietà, cioè possedute dalla gestione stessa, in Italia sono pochissime, tra queste citiamo Parma e Verona; la maggior parte delle altre sono in affitto, e gli affitti sono come le tasse: non si cancellano per il lockdown, semmai si rimandano, esponendo comunque il gestore alla possibilità di sfratto in caso di inadempienza, se nel frattempo non si è firmata una transazione col proprietario.

Noi crediamo che riaprirà la quasi totalità delle sale italiane: i gestori, avendo vissuto due anni di boom pre-virus, si accolleranno probabilmente i rischi e i costi del riaprire come se niente fosse successo, ma dovrà essere una riapertura piena di cautele. Il cliente medio difficilmente sarà subito quello di prima, la sua capacità di spendere sarà spesso inficiata dai problemi di impiego e remunerazione sofferti durante la quarantena e sarà comunque molto prudente nella sottoscrizione di nuovi abbonamenti. La situazione sarà probabilmente molto peggiore della crisi post Lehmann Brothers. Alcune palestre, speriamo poche, commetteranno l’errore madornale di cercare di dividere il danno coi clienti, non prolungando tout court gli abbonamenti in essere; un vantaggio apparente lì per lì, ma devastante sia in termini di immagine che di effettivo introito nel medio periodo.

Quindi sarà dura e, contrariamente a quanto si dice, non andrà tutto bene. Passione e spalle economicamente larghe salveranno la maggior parte degli operatori, che comunque dovranno confrontarsi anche con l’appoggio, fin qui praticamente ridicolo, dato dal governo alle partite iva e agli operatori sportivi che insegnavano e tracciavano in sala prima dell’arrivo del virus. Finora queste figure hanno avuto solo la possibilità di mettersi in coda, con opportuna domanda, per ricevere 600 euro, a patto che non fossero titolari di alcun altro tipo di reddito. Nel medio-breve periodo molte sale saranno comunque costrette ad aumentare i prezzi per far fronte agli sforzi sostenuti, anche se la clientela non sarà ancora pronta a sostenere un aggravio alla quota parte del budget destinato alla scalata. Insomma Auguri.

Andrea Gennari Daneri

gennaridaneri.it @gennaridaneri

english:

Given that we are not Nostradamus and we do not have better information than the reader-climber, it seems appropriate to take stock of what is happening and how it will impact on the future of both climbers and those who professionally or semi-professionally deal with vertical (gyms, coaches, instructors, guides, etc. …).

We don’t have good news. Not for anyone.

The first thought is that you can hardly imagine a “lockdown” even tighter than this in Italy. There are neither mentality nor means to close supermarkets and entrust the distribution of food to taxis or the army. On the contrary: it won’t be too long before some production structures that are still considered non-essential are reopened, even at a narrow gauge, to avoid an absolute economic disaster. This fact will further slow down the loosening of the grip on traditionally aggregative activities such as schools, bars, restaurants, discos and, obviously, gyms. These activities, it is now clear, will be the last to get the green light. According to a procedure that is likely to be similar throughout the Western world.

Sweden, the only western country to have made (for now) a different choice, could prove to be an interesting control group, to verify the correctness of the choices of Italy and others. A bimonthly success of the Swedish experiment could push many countries to loosen their grip more quickly. A failure would confirm the goodness of the lockdown.

So when will the vertical reopen? Reasonably, the vertical on rock will reopen before the vertical on plastic. In addition to the obvious consideration that the virus “works better” in closed environments, it should be kept in mind that we are moving towards the summer season, the only strong moment of the Italian GDP in the tourist areas of the less industrialized regions. To zero the annual induced activities (in summer in many areas 90% of the annual total is collected) would mean killing the centre-south of the country and putting it completely on the shoulders of the industrial towing of the north, already burdened by a taxation with few equals in Europe. 

It is predictable, therefore, improvement in statistics on contagions apart, that outdoor sports in the months of July and August will be allowed, albeit with a regulation to be invented on spacing and sanitation.

Rock climbing open in summer, then? Maybe, but forget about an ad hoc law. It is more likely to look at the world of cycling, a real power in terms of influence and training in the majority opinion. If non-competitive cycling will be free, so will rock climbing.

The discussion about climbing halls is completely different. We obviously hope we are wrong, but we believe that in this case the sport to watch carefully is football. In this month of quarantine the newspapers have not managed not to put at least one football article a day, not bad for an activity that, however, is not taking place. Which means that football is and remains one of the most important fillers of the time of most Italians, accustomed to organize their free time with the cadence of live matches and on television. It can therefore give us hope for the whispered attempt to play the current championship from mid-July. Opening the stadiums and keeping the gyms closed would be nonsense. But it’s much more likely that the league will jump completely: in the collective imagination the last match Atalanta-Valencia was a kind of viral bomb of which no one wants to verify the actual extent.

The championship will probably start again at the beginning or mid-September, perhaps in conjunction with the reopening of schools, another opportunity aggregative that will not, objectively, suffer further delays after the disaster of these days.

Confcommercio (the league of public sellers in Italy) has instead predicted the reopening of all commercial activities, including gyms, at the beginning of October. On the basis of the considerations just made, perhaps they were a little pessimistic, perhaps to push the government to help the sector. 

However, we are talking about 5.6 or 7 months of closure, total and consecutive, for indoor activities, for the gyms and for those who work there. A debacle for which we must be prepared, any other solution will be improving and we will be the first to welcome it by partying. In short, we would really like to make the wrong prediction.

But now we come to HOW the vertical will reopen. These days it’s fashionable to have articles that stress that “nothing will ever be the same again”. Semiblical scenarios of completely changed habits, redesigned public spaces and so on. By age, experience of the world and practical sense, we feel we can say that most of these arguments about a radically different future are exercises of fantasy. Science teaches us that animals, including humans, tend to super adapt to their environment. After a first phase of logical increased attention, everything will evolve again in the sense of the greatest possible comfort, in the sense of super-adaptation. We don’t believe that, if not in a very early phase, there will be quota-regulated entrances in climbing gyms. If this is the case, prices will rise dramatically, because the fixed costs, already burdened with debts from the months of closure, will not change with a forced halving of the attendance in the hall.

How many rooms will reopen after the lockdown? A single month of closure would have already put in serious difficulty the structures opened recently, whose only advantage was the VAT on credit. All the start-ups in the world, of any kind, are the ones that will literally be slaughtered, swept away by the crisis. 

Instead, six months of closure will be a big problem for all those rooms burdened by stable and high fixed costs, i.e. mainly rents, the higher the larger the facilities. The climbing halls owned, i.e. owned by the management itself, in Italy are very few, including Parma and Verona; most of the others are rented, and the rents are like taxes: they are not cancelled for lockdown, if anything they are postponed, exposing the manager to the possibility of eviction in case of default, if in the meantime a transaction with the owner has not been signed.

We believe that it will reopen almost all the Italian gyms: the managers, having lived two years of pre-virus boom, will probably bear the risks and costs of reopening as if nothing had happened, but it will have to be a reopening full of caution.

The average customer is unlikely to be immediately the same as before, his ability to spend will often be affected by the problems of employment and remuneration suffered during the quarantine and will still be very cautious when taking out new subscriptions. The situation will probably be much worse than the post-Lehmann Brothers crisis.

Some gyms, hopefully few, will make the huge mistake of trying to share the damage with customers, not prolonging tout court the existing subscriptions; an apparent advantage there and then, but devastating both in terms of image and actual income in the medium term.

So it’s going to be tough and, contrary to what is said, it’s not going to be all right. Passion and broad shoulders will save most of the operators, who will also have to deal with the support, until now practically ridiculous, given by the government to the “vat workers” and to the sports operators who taught and routesetted in the hall before the virus arrived. So far these figures have only had the opportunity to queue up, with appropriate application, to receive 600 euros, provided that they had no other type of income.  In the medium-short term many gyms will still be forced to increase prices anyway, to cope with the sustained efforts, even if the clientele will not yet be ready to support an increase in the share of the budget allocated to the climbing. In short, good luck

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