Le guide ci provano con l’ assessora che abbraccia i nostalgici del fascismo

In una riunione a Lecco l’ennesimo tentativo di modifica unilaterale della legge che regola l’arrampicata.

Si chiama Gerardo Ghisleni, opera all’interno della associazione Vertical Lab e ha scatenato un putiferio web con un messaggio allarmistico a riguardo del tentativo delle guide alpine di appropriarsi anche dell’arrampicata indoor. Ghisleni ha esagerato? Ha torto? Ha scritto cose assurde? NO.

Semplicemente ha rimarcato l’ennesimo tentativo, stavolta in Regione Lombardia, del collegio nazionale delle Guide alpine di fare il “ciapatutt”. Di allargare, cioè, ancora di più l’ambito di esclusiva competenza, come già successo con tutta l’arrampicata outdoor, le falesie, il torrentismo, il vulcanismo eccetera eccetera. Giglio, presidente nazionale delle Guide, a pochi giorni dall’incontro col presidente Fasi Battistella, incontro in cui si erano ribaditi i differenti ambiti d’azione, ha tirato dritto per la sua strada, che storicamente è una modifica unilaterale della già orrenda e nepotista legge Bassanini dell’ ’89, che allarghi ulteriormente l’ambito di influenza delle guide anche al mondo indoor. Una guida (un “maestro d’arrampicata”) obbligatorio all’interno di ogni palestra artificiale? Questo potrebbe esserci, a leggere bene tra le righe della ennesima proposta di legge unilaterale, presentata nella riunione presso l’assessorato allo sport della Regione Lombardia. Quale altro miglior “job providing”può esistere sulla faccia della terra? Centinaia di nuovi posti di lavoro che diventino obbligatori per legge per guide alpine (maestri d’arrampicata) che altrimenti non riescono a procurarsi da soli i clienti. Una guida alpina boulderista obbligatoria e pagata da tutti quelli che si sono fatti un mazzo tanto per mettere in piedi, di tasca propria, una palestra artificiale in un centro urbano. Questa potrebbe essere la conseguenza finale, dovessero le cose prendere una piega illogica ma possibile.

Ecco il link alla notizia di Lecconotizie a riguardo della riunione “monomarca”.

Apriamo parentesi. La riunione si è svolta nella casa istituzionale della assessora leghista Cambiaghi Martina, da tempo legata alle guide alpine lombarde, con cui ha organizzato diverse manifestazioni su strutture d’arrampicata artificiali, ma evidentemente in buoni rapporti anche con organizzazioni neofasciste, come testimoniato anche da Repubblica. Si tratta dell’associazione “i Lupi delle vette – branca escursionistica della formazione neofascista Lealtà Azione i cui vertici a gennaio andranno a processo per apologia di fascismo” come sottolineato da Paolo Berizzi di Repubblica in un dettagliato articolo del 2018. E che poi sono stati assolti solo perchè il saluto fascista incriminato era “rivolto ai defunti” come sottolineato qui

L’assessora Cambiaghi con i “Lupi delle vette”

Tutti i lettori di Pareti sanno bene che la rivista e il sito web non fanno politica e non la faranno mai. Ma il fascismo e i suoi nostalgici non sono politica, sono lo schifo che avrebbe impedito alle voci libere come la nostra di essere libere. E quindi non ci piace che questioni che riguardano la verticale siano gestite, o anche solo sfiorate, da gente che si fa i selfie con simpatizzanti di organizzazioni nostalgiche. Chiudiamo parentesi.

Insomma il problema esiste, esiste da ben prima del 1989 e il collegio delle guide alpine ha mostrato negli anni un diverso grado di aggressività a seconda dei suoi presidenti e del come si sviluppavano le cose. Ora, probabilmente a causa della svolta positiva della Fasi, che ha avvicinato la Federazione a Malagò e alle alte sfere politiche, si è sollevato il livello di attenzione e di aggressività del mondo delle guide. La Federazione ha diramato oggi un comunicato che esprime tutto il rammarico per il mancato invito al tavolo di discussione e ha ribadito, semmai ce ne fosse stato bisogno, il solco che divide l’alpinismo dalla arrampicata sportiva indoor e anche outdoor.

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