La Val Pennavaire è salva!

La ASD Roc Pennavaire riesce a salvare tutte le falesie del lato nord

Tutto il male inizia il 14 ottobre del 2018 e prima che inizi tutto il bene passerà oltre un anno. Situazione tutt’altro che simpatica per la persona che ha regalato, con il suo lavoro e spesso con i suoi soldi, uno sterminato parco giochi verticale chiodando tutta la Val Pennavaire, uno dei posti italiani ormai più famosi nel mondo. Stiamo parlando di Andrea Bisio, a tutti noto come Dinda, che in quel giorno di metà ottobre si era visto notificare un verbale con conseguenze pecuniarie e anche penali. Tutta colpa di un uccellino, un uccellino dalle sembianze umane, che si era preso la briga di segnalare ai carabinieri forestali il fatto che Dinda stesse chiodando in una zona soggetta a un vetusto e dimenticato divieto, risalente al 2000. In quel caso si trattava di una falesia situata sopra l’Erboristeria di Castelbianco, ma in realtà quel divieto aveva sempre coperto tutto il lato destro orografico della Valle, il lato in ombra, comprendente l’Erboristeria l’Enoteca il Cineplex, Réunion, Famiglia e altri settori minori. Dove, da oltre 10 anni, italiani e stranieri scalano non certo nascosti nei boschi perché l’evidenza dell’azione, specie all’Erboristeria non è certamente nascondibile in alcun modo. 

L’Erboristeria di Castelbianco, foto AGD

Il disastro insomma era dietro l’angolo, non solo per Andrea in qualità di presidente della ASD Roc Pennavaire (si parlava di una prospettiva di 2000€ a falesia), ma anche per tutta la comunità dei climbers e ancora non solo: schiodare tutte quelle falesie (ebbene sì, si chiedeva anche il ripristino allo stato precedente), avrebbe significato eliminare del tutto il turismo verticale nella stagione che va da aprile a ottobre, quando è logico e normale andarsi a riparare all’ombra e continuare a scalare godendo della brezza della Valle. Per fortuna il sindaco di Castelbianco, conscio dell’indotto che l’arrampicata ha portato in questi anni alla valle, vedi tutti i bed and breakfast che sono stati aperti negli ultimi cinque anni, si è mosso, stimolando l’assessorato regionale. L’associazione Roc Pennavaire, da parte sua, non è rimasta ferma e si è attivata parecchio per sollecitare una revisione e un aggiornamento di quei limiti, stimolando delle nuove perizie sulle specie di rapaci presenti nella valle e sugli habitat naturali da preservare. Sono quindi riusciti a far convocare un tavolo tecnico con assessorato, agenzia per l’ambiente, ufficio biodiversità e ornitologi, per rivedere formalmente quei divieti e cercando di contemperare le esigenze di tutela ambientale con quelle dell’arrampicata sportiva e del suo indotto turistico. Tenendo anche presente che si tratta di uno sport a impatto zero e comunque microscopico rispetto alle numerose attività di cava presenti nella valle. 

Nel contempo, sul fronte civile, la Asd ricorreva in giudizio contro all’ammenda comminata, riuscendo a vincere e vedendosi annullata la sanzione. 

Il Cineplex, foto AGD

L’epilogo felice

Ora, dopo oltre un anno, l’epilogo felice e definitivo, quello che a inizio articolo abbiamo chiamato “tutto il bene”, suggellato da un comunicato stampa ufficiale che, certamente, contiene alcune imprecisioni come la definizione di “nuove” falesie, che in realtà ci sono già da moltissimi anni e dell’affidamento in gestione, in quanto le pareti sono su terreni di privati (ai quali come è noto è impossibile risalire) e quindi non possono tecnicamente essere date in gestione da chicchessia. Però la sostanza è che finalmente la And Roc Pennavaire è riuscita a portare la politica ad occuparsi di un tema che viene snobbato, in quanto porta poco consenso ed è poco avvertito dalla collettività, e veramente di nicchia (finché non lo si chiede a hotel, bar e ristoranti). 

Il comunicato, ripreso da Savonanews, dichiara che finalmente sul lato ombroso della Val Pennavaire  si potrà scalare con tranquillità e quindi non essere soggetti a sanzioni, peraltro molto pesanti; anzi gli arrampicatori avranno la possibilità adesso di segnalare se effettivamente dovessero rilevare la presenza di specie ornitologiche o floreali che potranno essere destinate a misura di conservazione.

AGD ringrazia Matteo Felanda per la preziosa collaborazione alla stesura dell’articolo.

In azione all’Erbo bassa, foto agd

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