Jolly Lamberti 8b+ a 55 anni: intervista sull’allenamento

Libera Jollych 8b+ a Grotti

1989-2019 Sono orgoglioso non tanto perché ho salito un altro 8b+ a 55 anni (posso fare di meglio), ma perché lo faccio in maniera continuativa da 30 anni: 1989 : “la Rage de Vivre a Buoux” 8b+; 2019 “Jollych“ a Grotti , 8b+.”

E’ in questo modo che Alessandro “Jolly” Lamberti, guida alpina e primo italiano a salire un 9a (in Francia), presenta questa ultima realizzazione. Effettivamente, nel mondo, di cinquantacinquenni in grado di scalare un 8b+ qualcuno c’è , anche se pochi. Quelli che stanno sul grado da trent’anni sono invece una rarità assoluta. Abbiamo posto qualche domanda a Jolly sul suo approccio alla scalata negli ultimi anni e sugli allenamenti suoi e dei giovani:

 Ti scaldi ancora direttamente sul progetto come facevi vent’anni fa?

Si, ma non fatelo

Quanti giorni e quante ore ti alleni ancora alla settimana?

Ho passato un lungo periodo scalando poco e allenandomi poco, ora sto riprendendo, scalo 2 volte a settimana e mi alleno solo di riflesso, in quanto tutto il giorno faccio vedere esercizi o dimostro passaggi quando alle mie varie classi quando insegno in palestra 

Usi ancora il pan gullich come principale strumento attivante o hai cambiato qualcosa?

Da 5 anni non lo uso più e lo faccio usare molto meno. Ma l’ho usato per 15 anni in maniera continuativa 

Hai notato la necessità di gestire diversamente i tempi di recupero?

Ho sempre fatto fatica con i riposi, anche quando ero più giovane. Non riesco a scalare per più di 3 giorni di seguito (ma neppure prima) e non riesco a fare più di due tentativi su un progetto o più di 5-6 vie in falesia. Ma è sempre stato cosi, un po’ per la mia pigrizia e un po’ perché penso di avere necessità di molto recupero, molto riposo tra una seduta e l’altra tra una scalata e l’altra tra un ciclo di allenamento e l’altro. Faccio una periodizzazione a blocchi di massimo due settimane, poi ho bisogno di scarico.

Quasi tutti quelli della nostra età hanno qualcosa di “semisfaciato” che non ti consente un pieno utilizzo del corpo, tu come sei messo?

Dita, schiena ginocchia e spalle, che sono tra i punti più critici negli scalatori, facendo le corna stanno benissimo e non ho mai avuto infiammazioni o dolori. Il mio problema sono i gomiti che sono diventati rigidi in estensione e non li allungo più del tutto.

Domanda generale: tu sei uno dei più famosi allenatori italiani. Come pensi che sia cambiato l’approccio dei giovani al training for climbing? Cosa pensi del moonboard?

Per fortuna è cambiato sia quello dei giovani che quello dei grandi. Non perchè quello old school non funzionasse, ma perché era meno sano. Ora scalano moltissimi giovanissimi e moltissimi vecchi, quindi bisognava modificare qualcosa. Quello che io ho modificato è stato questo, essenzialmente: 1. Prima si pensava solo a tirare. Poi si è visto che gli antagonisti servivano eccome, sia per la prevenzione infortuni che per avere una maggiore stabilità della presa. 2. Prima non si allenava il Core. Poi si è visto avere un ruolo importante sia perché fa da volano per assorbire forti rotazioni e impedire infortuni, sia perchè un Core forte permette di trasferire meglio la forza dal centro alle estremità, fa da ponte, da leva. 3. Prima gli esercizi li facevamo in maniera competitiva, contava solo chiudere l’esercizio più difficile e non il “come eseguirlo”: trazioni fatte malissimo scalciando e spanciando. Massimali storcendosi tutti, muscle up che non si potevano vedere. Oggi si pensa molto di più alla corretta esecuzione di un esercizio piuttosto che a farlo il più massimale possibile ma fatto male. Chi faceva 30 trazioni, fatte come andrebbero veramente fatte, oggi ne farebbe 12 al massimo. Il moon board lo uso molto per la resistenza alla forza con circuiti ma i blocchi che sono sulla app non mi piacciono quasi mai.

Jollych, liberata da Alessandro è una via di Grotti attrezzata da Mirko Mercadante. Le foto sono di Luca Parisse

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