Intervista a Davide Battistella, nuovo Presidente Fasi

Le prime parole della nuova era verticale italiana

Come abbiamo già scritto ieri in diretta da Roma, la rivoluzione è finalmente riuscita ed è definitiva. La estenuante presidenza Amici è finita, il commissariamento è finito. Finalmente il mondo dei climbers è in mano, per la prima volta dal 1985, ai climbers; a persone che hanno sempre scalato e che scalano tuttora. Che conoscono profondamente il nostro mondo e le nostre esigenze, sia di competizione che non. Davide Battistella era a Bardonecchia quando tutto è cominciato; è stato uno dei creatori delle pareti del Muzzerone, è stato un coltivatore di talenti, come Marcello Bruccini. Insomma storia verticale, sugo. Non politica, la giacca e cravatta usati solo quando serve. Davide Battistella non parla volentieri degli sconfitti, ma l’inconsistenza delle idee e dei “programmi” di Vincenzo Adinolfi, improbabile candidato “di Amici”, si è evidenziata col suo discorso presso l’aula d’onore del Coni. E se c’era qualcuno di indeciso ci ha pensato lui stesso aspostare quei voti su Battistella. Sconfitta totale anche per la “squadra” avversaria, raccogliticcio gruppo di figure senza storia federale, ad eccezione di Maria Letizia Grasso, che di storia federale ne aveva già fatta davvero troppa. Abbiamo intervistato “a caldo Davide durante il ritorno da Roma:

Davide: le prime considerazioni a caldo..

La prima osservazione da fare è che si è trattata di una vittoria nata nel contesto di una partecipazione massiccia. Voglio dire: continuava ad arrivare gente in sala, società su società, una partecipazione ampissima, anche il Coni ci ha fatto i complimenti. Una presenza così forte testimonia un movimento vivo e partecipativo, una base veramente solida. La seconda considerazione è che la vittoria è stata netta, oltre a me sono passati tutti i nostri candidati, e ben quattro donne in consiglio…

E gli avversari?

Come abbiamo fatto per tutto il periodo di “campagna elettorale” proseguirò nella linea di non commentare la strategia della “macchina del fango” che hanno utilizzato. Sicuramente è emerso, anche dal discorso del dott. Adinfoli, peraltro già letto in una delle sue precedenti mail,  una carenza di contenuti che non ha fatto altro che rafforzare la nostra posizione.

Il momento più emozionante è stato quello della proclamazione?

No. Il momento più emozionante è stato prima, quando è arrivato Luca Giammarco del B.Side che ha messo sul tavolo della verifica poteri un sacco di soldi delle tessere staccate fino a ieri. Nonostante questa rigidità fiscale, comunque prevista da statuto, che ha rischiato di non far votare molte società costrette a barcamenarsi per i pagamenti fino all’ultima tessera, molti presidenti come lui si sono presentati anche con  denaro in contante, tanto era il bisogno di cambiare.

Quanti treni abbiamo perso negli ultimi vent’anni?

Te lo saprò dire con precisione dopo i primi mesi di lavoro. Noi consiglieri dimissionari della scorsa legislatura abbiamo avuto difficoltà ad accedere a molte informazioni ma adesso è tutto diverso: andremo a guardare dei contratti in essere, ci sono delle cose che sono ancora da capire. Quel che è certo è che davanti abbiamo una montagna di lavoro, su un sacco di fronti, dalla necessità di fare lo scatto da Dsa a Federazione Nazionale al bisogno di dare una svolta al discorso falesie; e poi una nuova direzione sul giovanile, che è il futuro.

Le primissime cose da fare?

Ci sono dei tempi tecnici. Quando una Federazione viene commissariata dal Coni non ha neanche più disponibilità del conto in banca; nei prossimi giorni si tratterà di ripristinare la operatività di base; però intanto abbiamo già fatto il primo consiglio federale alla fine della votazione e preso alcune decisioni amministrative relative all’immediato. Insomma siamo sul pezzo.

Questi 55 voti contro?

Sono arrivati dalle società direttamente legate alla squadra avversaria e francamente non mi stupisce che ce ne siano ancora diverse che non abbiano sentito l’esigenza  di rinnovare  un sistema che era evidente a tutti fosse obsoleto e gestito in modo familiare anziché professionale: insomma malfunzionante e non al passo con i tempi. Io comunque sarò il presidente di tutti. L’aiuto e il consiglio di tutti è il benvenuto, anche se il nostro programma è chiaro; ci sono dei punti che devono essere messi in fila e curati uno per uno, a testa bassa. 

Tua moglie è contenta?

No. E’ contenta perché capisce che possiamo dare un futuro sportivo luminoso a tanti giovani, migliore di quello che hanno potuto vivere con l’organizzazione attuale. Ma non contenta perché son gatte da pelare, tempo da dedicare fuori dalla famiglia, soldi da spendere e certo non da guadagnare. Ma lasciami dire che questo gruppo che abbiamo cementato in questi anni di lotta consiliare e poi di campagna elettorale è un gruppo splendido, completo e ricco di personalità in grado di cambiare il nostro mondo verticale in un modo sorprendente. E’ la mia e la nostra scommessa da oggi in avanti.

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