In inverno sullo Spiz di Lagunaz: l’avventura fuori dal tempo dei Sega (padre e figlio)

Anche un tentativo può essere eccezionale, da vivere e da farsi raccontare: una delle più belle storie dell’inverno 2019

Le Pale di San Lucano sono lì, lo Spiz di Lagunaz anche lui è lì. Tutto in vista. Non c’è un trekking nepalese per arrivare all’attacco del sentiero. Eppure si tratta di una avventura fuori dal tempo, anche se ci vai in estate. I telefoni non prendono, la ritirata è quasi peggio del tentativo di uscire, gli eventuali soccorsi, pure riuscendo a chiamarli, sarebbero roba da tori. Come andarci in inverno, roba da veri tori.

Non è nemmeno usuale che la cordata sia familiare in senso trasversale: padre e figlio, oltre che roba da tori è roba rara. Christian (il figlio) e Valentino (il padre) Sega, sono partiti a metà gennaio per tentare l’invernale allo Spiz di Lagunaz, che sembra lì, ma è un lì che sta dietro altra roccia che la prospettiva schiaccia allo sguardo di chi arriva dalla strada di fondovalle. Tanto da costringerti a fare due vie: una per arrivare alla parete e poi la parete vera e propria. E in discesa replay al contrario, anzi moviola, perchè in estate si parla di sei ore da gustarsi con tutta la stanchezza della via realizzata. Insomma non c’è traffico alle pale di San Lucano e ancor meno sullo Spiz di Lagunaz, dove ad attendere i Sega c’era il mito di Casarotto, il più forte alpinista solitario di tutti i tempi (parere della Redazione e non solo). La Casarotto-Radin è una delle poche vie che Renato aprì sulle nostre montagne (poche in rapporto al resto della sua mostruosa carriera) ed è di gran livello (VI+ e A1) oltre che di gran sviluppo.

Alla fine la cordata dei Sega non ce l’ha fatta, ma in questi tempi di discussioni sul posizionamento del terzo spit delle vie di sportiva, di soste a prova di bomba in montagna, di avvicinamenti all-inclusive trasportati da telecabine con frigobar… è una storia estremamente romantica e motivante per tutti quelli che credono che l’avventura sia ancora possibile senza andare in capo al mondo.

La prima domanda è la più scontata: avevate già percorso la Casarotto- Radin in precedenza, vero?  No, mai fatta prima.

Ah, ok. Ma quanto è fuori moda e fuori dal tempo cacciarsi a San Lucano in inverno? Pale di San Lucano: un nome che già da solo è evocativo di grandi nomi dell’alpinismo e grandi fatiche, questo “piccolo” e sconosciuto gruppo montuoso, schiacciato tra la grande mole di gruppi montuosi più blasonati come Civetta, Pale di San Martino ed Agner, racchiude al suo interno una serie di fisionomie segrete a molti. Effettivamente è fuori moda: ecco come definirei queste pareti dall’avvicinamento che già da solo ha il dislivello di un migliaio di metri ed oltre, tanto che per programmare un’uscita su queste pareti servono più giorni a disposizione ed una logistica impeccabile… Proprio queste sono le caratteristiche che ci piacciono di un’avventura e quindi perché no? Tentiamo un attacco al diedro Casarotto-Radin in invernale, gli ingredienti ci sono tutti: tre giorni di tempo gelido ma stabile, poca neve sulle montagne ed un compagno con cui ho già diviso dieci anni di alpinismo, mio padre Valentino Sega!

Perché fare tutta questa fatica per non compiere nemmeno la “prima” invernale? Facciamo un passo indietro… Sono stato per la prima volta ammaliato da questi monti nel 2013 quando con Tito Arosio abbiamo fatto la prima ripetizione all’allora neonata “Via della Collaborazione”, ci sono tornato qualche anno dopo per compiere una delle rare ripetizioni in giornata della “Via per l’Ultimo Zar” al Pilastro Titan. Dopo due vie così impegnative e rinomate mi sono accorto che mancava all’appello la via simbolo di queste montagne: il diedro Casarotto-Radin! Mi sono detto: chissà che avventura infilarsi in questi Boral d’inverno, perché non provarla proprio in questa stagione? Poi il sogno è rimasto chiuso in un cassetto qualche anno, gli impegni lavorativi e il corso Guida mi hanno tenuto lontano da avventure di questo tipo.

Come avete gestito la logistica? Quest’anno ecco che l’occasione si presenta: mio padre mi chiede di fare un’invernale insieme! Subito gli propongo il Gran Diedro e lui accetta senza pensarci due volte, ora bisogna pensare alla logistica. L’assenza di neve di questo magro inverno da un lato aiuta l’arrampicata, ma dall’altro obbliga a portarsi sulle spalle chili e chili di acqua per bere e cucinare qualcosa alla sera. Subito pensiamo di dividere la via in 3 giorni, con la salita dello zoccolo il primo giorno, la via fino a dopo il grande diedro il secondo giorno ed il terzo giorno gli ultimi tiri e la discesa. Lo zoccolo, che già normalmente è una faticata tremenda, quest’anno è in condizioni a dir poco tremende. Appena entrati in Valle di San Lucano ci accorgiamo che il tremendo vento di fine ottobre 2018 è arrivato anche qui, e, come se non bastasse, il fuoco dell’incendio del 24 Ottobre scorso ha bruciato completamente la zona centrale dello zoccolo della terza pala, tanto che pareva di stare in un film post-apocalittico a salire da quel bosco verticale. Risultato: l’avvicinamento classico alla terza Pala non esiste più e bisogna arrangiarsi con deviazioni e aggirare la zona maggiormente colpita cercando di salire “alla meno peggio” fino alla grande Cengia

Poca neve ma tanto freddo… Poca neve ma quello si sapeva, nei nostri calcoli ci siamo partati acqua per un giorno e mezzo immaginando di trovare neve sulla cima (non raggiunta). Il freddo si era previsto ma oltre a quello ci si è messo un bel vento gelido che la prima notte ci schiaffeggiava nel nostro “giaciglio” seduti in aperta parete

Dove avete organizzato i bivacchi e cosa avevate con voi (chili e materiale?) La prima notte l’abbiamo passata seduti su un terribile terrazzino nel bel mezzo dei primi tiri del Diedro, l’idea originale era di dormire all’”Hotel Massarotto”, una comoda grotta a pochi minuti dall’attacco, ma dopo aver affrontato lo zoccolo in tempi piuttosto brevi ed avere a disposizione ancora 4 ore di luce e una parete completamente al sole ci siam detti: perché non saliamo al settimo tiro (dove sapevamo dell’esistenza di una comoda cengia per bivaccare)? … ovviamente il buio ci ha colti prima! Oltre a 7 kg d’acqua e il materiale per affrontare la via avevamo con noi: 2 sacchi a pelo, un piumino pesante, 6 buste di cibo liofilizzato più barrette energetiche, un paio di scarponi, un paio di ramponi e uno di ramponcini, una piccozza e due zaini uno da 30 e l’altro da 50 litri 

Come sono le condizioni di chiodatura? c’è qualcosa almeno alle soste?Diciamo che per essere una via in Pale di San Lucano è una via ben chiodata, ma questo non vuol dire che lo sia per gli standard dolomitici! Alle soste c’è quasi sempre un chiodo e lungo i tiri solo su quelli più difficili e comunque non sufficienti per affrontare la via in completa arrampicata artificiale. La cosa strana è che quasi tutti i chiodi erano da ribattere col martello perché il gelo di questi mesi li ha fatti fuoriuscire dalle fessure. Scrivo “quasi tutti” perché quelli originali di Casarotto sono invece ben saldi e non si muovono di un millimetro…

Possibilità di comunicare col pianeta terra? Il telefono, com’è risaputo, in San Lucano è un oggetto completamente inutile e quindi si torna ai vecchi metodi: “se non senti niente fino a domenica sera non preoccuparti tesoro”.L’insegnamento importante che mi porto a casa da questa avventura è che le Pale di San Lucano d’inverno sono un ambiente fantastico ma anche terribilmente severo, che le notti sono gelide ed interminabili e una scelta sbagliata può significare il compromettere l’intera impresa, ma ho anche capito che avventure del genere non capitano tutti i giorni, ed il poterle condividere con il proprio papà mi fa sentire davvero fortunato!

Da dove e perchè siete scesi? L’avventura si è conclusa purtroppo all’inizio del diedro, i tiri chiave ci hanno provato e soprattutto per mio padre, a cui è toccato lo zaino pesante sui tiri strapiombanti, le energie cominciavano a mancare per affrontare i non facili tiri lungo il diedro. L’avventura comunque non è finita qua, perché da questo punto alla macchina ci è voluto comunque un altro bivacco lungo l’eterna discesa dallo zoccolo

Eppure si sa che dallo Spiz la ritirata è peggio del continuare... La ritirata lungo la via è molto difficile ma non impossibile, bisogna armarsi di pazienza e rinviare le corde lungo i tiri strapiombanti anche in discesa, ma soprattutto tenere presente che una volta finite le doppie la discesa è tutt’altro che finita anzi! La discesa a ritroso del lungo zoccolo è un’esperienza che non auguro nemmeno al mio peggior nemico!


The Pale di San Lucano are there, the Spiz of Lagunaz is also there. All in sight. There is no Nepalese trek to get to the trail’s attack. Yet it is an adventure out of time, even if you go there in the summer. The phones do not take, the retreat is almost worse than trying to get out, any help, even managing to call them, would be way hard. How to go there in winter, real bulls stuff

It is not even usual that the roped is familiar in a transverse sense: father and son, as well as bulls’ stuff is rare stuff. Christian (the son) and Valentino (the father) Sega, left in mid-January to try the winter at Spiz de Lagunaz, which seems there, but it is a place that is behind another rock that the perspective crushes the eye of those arriving from the valley road. So much to force you to do two ways: one to get to the wall and then the actual wall. And downhill replay on the contrary, actually moviola, because in summer we talk about six hours to be enjoyed with all the weariness of the route. In short, there is no traffic to the blades of San Lucano and even less on the Spiz of Lagunaz, where waiting for the Sega was the myth of Casarotto, the strongest solitary alpinist of all time (opinion of the editorial staff and not only) . The Casarotto-Radin is one of the few routes that Renato opened on our mountains (few compared to the rest of his monstrous career) and is of great level (VI + and A1) as well as of great development.

In the end the Sega team did not make it, but in these times of discussions about the positioning of the third spit of the sport routes, of bomb-proof stops in the mountains, of all-inclusive approaches transported by telecabine with frigobar … is an extremely romantic and motivating story for all those who believe that adventure is still possible without going to the end of the world. 

The first question is the most obvious: you had already traveled Casarotto- Radin earlier, right? No, never done before. 

 Ah, ok. But how old and out of time is hunting in San Lucano in the winter? </ Strong> Pale di San Lucano: a name that already alone is evocative of great names of alpinism and great efforts, this “small” and unknown group mountainous, squeezed between the large mass of more noble mountain groups such as Civetta, Pale di San Martino and Agner, contains within it a series of secret features to many. Indeed it is out of fashion: this is how I would define these walls from the approach that already alone has the difference in height of a thousand meters and more, so that to plan an exit on these walls need more days available and an impeccable logistics … Just these these are the characteristics we like about an adventure, so why not? We try an attack on the dihedral Casarotto-Radin in winter, the ingredients are all there: three days of cold but stable weather, little snow on the mountains and a companion with whom I have already shared ten years of mountaineering, my father Valentino Sega!

Why do all this effort to not even do the “first” winter? Let’s take a step back … I was bewitched by these mountains for the first time in 2013 when with Tito Arosio we made the first repetition to the then newborn “Via della Collaborazione”, I returned a few years later to make one of the rare repetitions on the day of the “Way to the Last Tsar” to the Titan Pillar. After two routes so demanding and renowned, I realized that the symbolic way of these mountains was missing: the dihedral Casarotto-Radin! I said to myself: I wonder what adventure to get into these Borals in winter, why not try it this season? Then the dream was closed in a drawer a few years, the work commitments and the Guide course have kept me away from such adventures.

How did you manage the logistics? This year the opportunity presents itself: my father asks me to do a winter together! Immediately I propose him the Grand Diedro and he accepts without thinking twice, now we have to think about the logistics. The lack of snow of this thin winter on one side helps climbing, but on the other it forces you to put on your back pounds and kilos of water to drink and cook something in the evening. Immediately we think to divide the street in 3 days, with the ascent of the hoof the first day, the way up to after the big dihedral on the second day and the third day the last shots and the descent. The hoof, which is already normally a tremendous effort, this year is in dire condition to say the least. As we enter the San Lucano Valley we realize that the tremendous wind at the end of October 2018 has arrived here too, and, as if this were not enough, the fire of the October 24th fire has completely burned the central area of ​​the base of the third blade, so much so that it seemed to be in a post-apocalyptic film to rise from that vertical forest. Result: the classic approach to the third Pala no longer exists and you have to make do with detours and get around the area most affected trying to climb “to the least worst” to the great ledge.

Little snow but very cold …

Little snow but that was known, in our calculations we started water for a day and a half imagining to find snow on the top (not reached). The cold was expected but in addition to that you put a nice icy wind that the first night we slapped in our “bed” sitting in the open wall

Where did you organize the bivouacs and what did you have with you (kilos and material?)

 The first night we spent sitting on a terrible terrace in the middle of the first shots of Diedro, the original idea was to sleep at the “Hotel Massarotto”, a comfortable cave just minutes from the attack, but after facing the clog in quite short times and have available 4 hours of light and a wall completely in the sun we said: why do not we go up to the seventh pitch (where we knew of the existence of a comfortable ledge for bivouac)? … obviously the darkness has caught us before! In addition to 7 kg of water and the material to deal with the way we had with us: 2 sleeping bags, a heavy duvet, 6 bags of freeze-dried food plus energy bars, a pair of boots, a pair of crampons and one of crampons, an ice ax and two backpacks one from 30 and the other from 50 liters

How are the nailing conditions? is there something at least at the stops?

Let’s say that to be a way in Pale di San Lucano is a well-bolted road, but this does not mean that it is for the Dolomites standards! At the stops there is almost always a nail and along the shots only on those more difficult and still not enough to face the road in complete artificial climbing. The strange thing is that almost all the nails were to be rebutted with the hammer because the frost of these months made them come out of the cracks. I write “almost all” because the original Casarotto ones are instead firm and do not move a millimeter …

Possibility to communicate with the planet earth? The phone, as is well known, in San Lucano is a completely useless object and then you go back to the old methods: “if you do not feel anything until Sunday night do not worry darling”. I take home from this adventure is that the Pale di San Lucano in winter is a fantastic environment but also terribly severe, that the nights are freezing and interminable and a wrong choice can mean compromising the whole enterprise, but I also understood that such adventures do not happen every day, and being able to share them with your dad makes me feel really lucky!

Where and why did you get off? The adventure ended unfortunately at the beginning of the corner, the key shots have tried and especially for my father, who has touched the heavy backpack on the overhanging shots, the energy began to fail to deal with the not easy shots along the dihedral . The adventure, however, is not over here, because from this point to the car it took anyway another bivouac along the eternal descent from the hoof

Yet it is known that the withdrawal from Spiz is worse than continuing. The retreat along the way is very difficult but not impossible, you have to arm yourself with patience and postpone the ropes along the overhanging shots even downhill, but especially keep in mind that once the doubles are over the descent is far from over! The downward descent of the long hoof is an experience that I do not even wish my worst enemy!

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