“Il viandante”, nuova succosa multipitch al nord

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In Valle Camonica in media montagna

O Montagna o Arco. Per i multipitchers della domenica, che non fanno programmi a lunga scadenza ma che scelgono di volta in volta l’obbiettivo, è difficile uscire dagli schemi. Per molti la val d’Adige è già un azzardo, con tutte quelle vipere in giro. C’è invece un “medio nord”, di media montagna, tutto da scoprire, di roccia eccellente e… senza “invasioni barbariche”… Ecco quindi “Il Viandante su un mare di nebbia”, roccia eccellente aperta con etica sulle pareti sopra Lozio, Valle Camonica…

L’incontro
“Ho conosciuto Roberto poco più di un paio di anni fa. Ha circa dieci anni in più di me, come Tono e Picci. Assieme a loro ho condiviso le mie gite più faticose e le arrampicate più difficili e mi hanno insegnato davvero tanto. Poco dopo capodanno 2018 ci siamo ritrovati e abbiamo fissato gli obiettivi annuali. Per la primavera scegliamo l’apertura di una via in Val Baione. Così nel maggio 2018 approcciamo la parete e avviamo l’apertuta del “viandante”. Purtroppo uscivo da un periodo un po’ così cosà ed ero davvero fuori forma. Non ho dato nessun contributo essenziale se non trasportare un po’ di peso e mettere un paio di spit lì dove il terreno era facile. Ringrazio Robi, Picci e Tono per avermi coinvolto in questa avventura e per avermi insegnato l’arte del chiodatore. Qualche settimana fa ho ripetuto i primi quattro tiri e, nonostante il grado morbido (intorno al 6b-6c), richiedono un po’ di boldness per essere scalati. La Concarena è la Concarena. Quando avete le dita e gli avanbracci allentati andate a ripeterla, vi metterà alla prova.
Camillo.

Prospettive

Questa è una storia che vuole parlare di prospettive, non vuole solamente raccontare come è nata una nuova via d’arrampicata. Il motivo è perché dietro ogni avventura, piccola o grande che sia, ce n’è almeno una. Talvolta le prospettive giocano anche sporco, intendiamoci. Ad esempio sono in grado di fare apparire immenso qualcosa che poi si rivelerà modesto, ed al contrario modesto un qualcosa che invece non lo è. Così ci siamo approciati inizialmente a questa nuova parete in val Baione, con la speranza di poter chiodare una via di quattro o cinque tiri massimo. Magari anche in giornata, perché no. Sognare non costa nulla. Morale della favola, un anno dopo averla cominciata, la via è ora terminata con la bellezza di otto tiri. La bellezza di otto tiri, certamente, perché a nostro e mio modesto parere, insieme costruiscono una salita completa sotto molte prospettive. Impegnativa sicuramente, con un sapore alpinistico nella prima parte ed un ampio respiro su placche grigie lavorate a buchi nella seconda. Concederà spazio anche a chi preferisce lo strapiombo allo spalmo, con due lunghezze in particolare a danzare sul vuoto della valle. Con questa, personalmente sono a quota due. Due vie aperte in compagnia di persone degne dell’appellativo di amici e di soci. Qualche tempo fa una mia cara amica mi disse che un buon cinquanta percento di un’avventura si deve ai propri compagni, non posso darle torto. Due vie aperte, dicevo, e qualche riflessione sulle prospettive cambiate dall’apertura di “Soldi e Paura Mai Avuti” nel 2017 la si può timidamente abbozzare. C’è ancora tanto da imparare e da sperimentare, tecnicamente parlando, ma alcune visioni rimangono sicuramente salde e granitiche, come lo stile di apertura che vogliamo percorrere, o la scelta del luogo e della parete. Per stile di apertura intendo la ricerca di un’arrampicata libera, senza uso di attrezzature di progressione. E chiunque abbracci questo pensiero interiorizzandolo un pelo sotto la superfice dell’appariscenza, può ben comprendere che le motivazioni non sono una arida voglia di apparire, o una ricerca di gratificazione.

La seconda concerne la scelta di preporre l’estetica e la logicità dell’itinerario alla difficoltà. Perché è motivante. Perché sai che stai creando qualcosa di bello al quale ripenserai (poi) con un guizzo d’emozione. Ed inoltre è di aiuto mentre ne assisti alla ceazione, nel momento in cui al rientro ti volti a guardare la parete, e cacchio…. manca ancora tantissimo alla fine. Oppure no, e sono le prospettive che stanno giocando ancora contro?La volontà futura è proseguire in questo senso, cercando il divertimento, la compagnia degli amici e talvolta solo di se stessi, ma sempre con una prospettiva che guarda in alto. Senza pretese e senza volontà di guardare dall’alto in basso, bensì all’indietro.

Però proprio non capisco e non condivido, ma questo è il mio personale pensiero (sottolineo), l’ideale che circola per la maggiore in questi ultimi tempi: sembra sia sufficiente divertirsi e stare in compagnia degli amici per legittimare qualunque fallimento, prima agli occhi del pubblico e dopo a se stessi. Ed il punto, da come la vedo io, è che tale idea purtroppo si auto-alimenta, poiché il fatto di non riuscire dovuto alla propria incapacità è legittimato dal sapere in anticipo che tanto non si era capaci. La scusa è che si arrampica (il concetto potrebbe essere esteso ad altre attività, non limitate all’arrampicata) solo per divertimento e per bere i birrini. E’ un’etica piatta. Almeno un tentativo all’ipotetica scalata bisogna farlo per poterlo mostrare al pubblico, ma tutto finisce li: perde di significato persino il tentativo in se, dal momento in cui sia che riesca o che fallisca, il risultato rimane lo stesso. Dunque dove sta la ricerca della novità, dei propri limiti… l’avventura? Il rischio? L’emozione?

Si, tentare oltre i propri limiti fa paura. Costa fatica, costa impegno e anche sacrificio. Ma la cosa molto interessante è che lo si può fare comunque divertendosi ed in compagnia, bevendo pure le birre alla fine. Ed le birre legittimate hanno un sapore del tutto diverso, sebbene si tratti sempre della solita Per*ni. Già, che schifo i poveri (LOL). Tornando al discorso iniziale, Il Viandante sul Mare di Nebbia è una gran bella via. Mi tolgo la maschera per un breve momento e vi confesso che mi sono davvero emozionato nello scalare e nell’aprire alcuni tiri. Quali lo lascio indovinare a voi, ognuno ha la propria prospettiva sulla bellezza.

Termino con tre raccomandazioni ed una scusa. Prima raccomandazione, andate a provarla. Seconda, attenzione come sempre. Qualche breve tratto presenta roccia molto delicata. Terza ed ultima, oltre il quarto tiro l’unica salvezza è la cima. Il Viandante sul Mare di Nebbia, fanciulle e fanciulli tutti, aspetta una vostra visita. Ha tanto da raccontarvi.Ringrazio Gianni per l’aiuto (come quella volta che giunti all’attacco della via scoprimmo di aver dimenticato le batterie in macchina… Grazie per essere tornato giù a recuperarle) e ricordo Paolo, un amico di Gianni che personalmente non ho mai conosciuto e che da Cima Bacchetta non è più tornato. A lui è dedicata questa via.Infine devo chiedere delle doverose scuse ai sopracitati soci ed amici, per aver atteso anche troppo per la stesura di questo piccolo articolo.

Enrico Piccinelli

Ringraziamo Blocco Mentale Brescia per il materiale gentilmente messo a disposizione.

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