Il Tar e la Lipu affossano il climbing in Val Pennavaire

Malgrado l’accordo trovato con le autorità e la Regione

L’ambientalismo senza dati statistici riesce ancora una volta a colpire in modo ottuso l’arrampicata; al momento attuale i grandi settori di  Emisfero Erboristeria Bassa e Alta, Cineplex, Enoteca, Ciusa, Réunion e Famiglia sono chiusi all’arrampicata. Poco male in Febbraio, ma malissimo a partire da marzo fino a ottobre, quando queste pareti rappresentavano le uniche possibilità verticali nella stagione “calda”. Un colpo durissimo alla scalata e al turismo verticale ad essa connesso.

Il Cineplex, foto AGD

Da tempo la associazione Roc Pennavaire lavora di concerto con autorità locali e Regione Liguria per assicurare un accesso sostenibile alle pareti di una Valle che, diciamocelo, se non avesse la scalata avrebbe ben poco: una ditta di compostaggio, qualche ottimo ristorante e una enorme cava che, dal punto di vista del danno ambientale, crediamo non possa essere seconda a niente.

Eppure Lipu e Wwf hanno ancora un volta dimostrato la riprovevole tendenza ad essere deboli coi forti e forti coi deboli; in questo caso i climbers, la cui frequentazione dell’area era stato dimostrato fosse sostenibile, avendo previamente effettuato monitoraggi e studi che avevo dato il via libera regionale alla scalata nell’area.

Verso l’Erboristeria

Proprio questo circostanziato provvedimento regionale è stato impugnato da Lipu e Wwf e il Tar, con una sentenza piena di verbi condizionali, lo ha annullato, chiudendo di fatto la scalata nell’area.

Ora è previsto un tavolo tra i climbers, rappresentati da Roc pennavaire, le autorità locali e la regione, in modo che si possa arrivare a una ragionevole conclusione della vicenda. In Italia abbiamo già assistito al completo fallimento delle esperienze di chiusura totale di aree in nome della protezione avifaunistica, guardacaso tutte in prossimità di enormi cave di marmo: Furlo/Frasassi ed Equi Terme su tutti. La storiaccia potrebbe ripetersi anche in Val Pennavaire, senza che neanche i pennuti, come già al Furlo e a Equi, ne abbiamo alcun beneficio.

Qui sotto uno stralcio della sentenza, che la dice lunga, appunto sui condizionali e sulla assenza di prove dei problemi che i climbers causerebbero all’avifauna:

“Il motivo si fonda anche sul rilievo del principio di precauzione (art. 191 TFUE) che nella lettura dei giudici nazionali inibisce quei comportamenti che possono porre in pericolo l’ambiente, anche se non sia stata raggiunta la piena prova scientifica della loro incidenza nel senso temuto”.

ITALIA

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