Il mito è stato ripetuto: “L’erba del diavolo” ha una seconda salita.

La via più dura del Gran Sasso salita da Angelozzi, De Patre e Pontecorvo

La foto dalla cima

L’ultimo mito del Gran Sasso? Ce ne sarà in futuro certamente un’altro, ma era dal 2008 che “L’erba del diavolo” al secondo pilastro d’Intermesoli attendeva una ripetizione; dopo l’apertura in più riprese da parte del romano di Francia Bertrand Lemaire e Roberto Rosica, la via aleggiava nel mito del rischio e della difficoltà reale, mai dichiarata dagli apritori (che attendevano le ripetizioni). Un brutto volo nel 2006 aveva anche rallentato e resa molto più emozionale la prima salita, come raccontato nel sito di LivelloZero dove si trovano ottime foto della prima salita.

Della ripetizione, da parte della fortissima cordata mista abruzzese – romana formata da Lorenzo Angelozzi, Daniele De Patre ed Emanuele Pontecorvo non ci sono invece quasi immagini se non quella sulla cima e un brutto scatto in parete, che mettiamo qui sotto. Insomma il contrario degli alpinisti multimediali e instagrammati di oggi. Anche per questo li abbiamo intervistati, perchè oltre all’impresa fa notizia anche il modo.

La via non è stata ripetuta in libera integrale, ma è uno dei progetti futuri del trio; che, per rispetto della scelta dei primi salitori, non si pronuncia sul grado (ma magari deciderà di farlo dopo la RP)

La sola foto scattata in parete col cellulare

Chi di voi ha coltivato di più l’idea della ripetizione e ha contagiato gli altri?

Il seme è piantato da 10 anni nelle teste di tutti e tre. L’episodio chiave che ha acceso la miccia è stato in palestra, da Mondi Verticali. Sono stato sorpreso alle spalle da Daniele mentre leggevo la relazione, colto sul fatto, non potevo negare… Ne abbiamo sparlato un po’ a cena, ma non troppo, ed era fatta. Per Manuelito è bastata una telefonata. “Ok, CVL (ci vediamo là)”. Era solo un’idea, non ci volevamo andare veramente.

La via aveva avuto altri tentativi a voi noti?

Da quello che he noi sappiamo non ci sono stati tentativi. Ma non è che sappiamo tante cose.

È andata al primo tentativo oppure è un ritorno?

Domenica scorsa era la prima volta che provavamo ad attaccarla. L’abbiamo spiata dalle vie affianco ma niente di più.

Come vi siete organizzati come cordata?

Ecco, l’organizzazione. Come abbiamo deciso di organizzarci ha funzionato alla grande. È andato tutto come speravamo. Non abbiamo fatto scelte razionali ma ci siamo fatti guidare dall’istinto, dallo stomaco. Sapevamo in qualche modo che i tiri chiave erano i primi tre ed ognuno di noi, conoscendosi e conoscendoci, sapeva a quale era destinato. Il primo tiro, se è vero che chi ben comincia è a metà dell’opera, va a Daniele. Il primo movimento, a detta degli apritori, “è una barzelletta”. Ora ci ridiamo su. È folle, e solo un folle poteva, pronti-via, affrontarlo. Questo è essere Daniele De Patre. Il secondo tiro sarebbe dovuto essere il più duro da scalare ma non il più pericoloso. Ogni metro era da scoprire, ogni protezione solida generava una standing ovation. Andava affrontato rapido e leggero. 50mt., fessura, placca, diedro e forte strapiombo. Un capolavoro. Tocca a me, che se c’è da scalarsela veloci e leggeri mi diverto sempre. La grande incognita, il terzo tiro. Si parla di un lungo tratto sprotetto, vietato volare. La via è strozzata sulla destra dal Bosco Degli Urogalli (via del grande Roberto Iannilli). Piega a sinistra forzatamente. Doveva andare qualcuno che avesse pazienza, occhio, esperienza e coraggio. Manuelito, senza dubbio. Sale sicuro e forza lo strapiombo che era stato, all’apertura, aggirato. Duro ma “più sicuro”.

Vi eravate consultati con Lemaire prima di partire?

Manuele, che lo conosce bene, lo ha sentito al telefono, ma le informazioni extra rispetto alla relazione scritta non sono illuminanti. Non sciolgono la tensione dei nostri dubbi.

La via è in effetti così pericolosa?

La via richiede un buon livello fisico e mentale, può diventare pericolosa se non sei all’altezza della situazione. Dividere equamente i tiri chiave ci ha permesso di affrontare con lucidità ogni tratto potenzialmente pericoloso.

Quali sono i tratti chiave?

Ogni lunghezza ha la sua insidia, i primi metri e il termine di L1. La placca in aderenza e i primi metri dello strapiombo su L2. L’uscita, comunque la si affronti, di L3 (parliamo di tratti obbligatori, in libera è un’altra storia, che speriamo di raccontare presto).

Qualcuno ha sottolineato il fatto della “cordata abruzzese”: c’è orgoglio regionale?

La cordata in realtà è formata da due abruzzesi e un romano. Non ci frega tanto della cordata abruzzese, siamo tre frequentatori del Gran Sasso, nati alpinisticamente sul Gran Sasso. Ci vogliamo bene. Siamo fieri di questo.

Avete altri progetti a tre in mente?

Scalare quanto più possibile nella vita e in quanti più posti possibile. Poi se ci riusciamo insieme tanto meglio. Il prossimo progetto lo decidiamo all’ennesima cena con sbornia, tanto la testa ci frulla di continuo. Comunque vogliamo provare la libera integrale, abbiamo le idee abbastanza chiare, adesso; resta da capire il primissimo movimento del primo tiro, servirà inventarsi qualcosa di molto dinamico!

Niente foto, niente instagram..

Siamo lontani da un pensiero di alpinismo main stream. Per quanto ci possa piacere condividere con gli amici una soddisfazione come questa, la vera gioia è stata vivere quei momenti. Non abbiamo smesso un secondo di divertirci. Poi a dirla tutta Manuele e Daniele non avevano il telefono dietro, altrimenti qualche scatto ce lo saremmo tenuti volentieri! Il più importante però lo abbiamo condiviso con tutti, la felicità della vetta e ce lo teniamo stretto.

QUI è possibile consultare una relazione scritta della via, senza gradi

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