Il Cai spinge per aprire i rifugi

Sarebbe la prima estate del dopoguerra senza appoggi in quota

Come abbiamo scritto anche noi di recente , i rifugi di montagna non sono certo tra le prime strutture ricettive in coda per le attese riaperture post-epidemia: spazi comuni inevitabilmente ristretti e l’obbligo di accogliere gli escursionisti in difficoltà anche quando pieni sono il bello e in questo caso il brutto delle strutture in quota. Il Cai, che ne possiede la maggior parte sul nostro territorio, spinge ovviamente per scongiurare l’azzeramento della stagione 2020 (la maggioranza dei rifugi apre solo 3-5 mesi all’anno).

Ecco il comunicato stampa del Cai:

“Pur essendo vero che possono esserci difficoltà a riaprire i rifugi, soprattutto quelli di alta quota, deve essere chiaro che il Club alpino italiano si è attivato e sta lavorando per scongiurare questa ipotesi“, così Antonio Montani, vicepresidente del Cai e responsabile dei rifugi commenta l’articolo pubblicato oggi, 18 aprile, sulla testata La Repubblica: “L’estate in montagna senza rifugi”, a firma di Giampaolo Visetti.

E precisa: “Faremo di tutto, sia intervenendo nelle sedi istituzionali per spiegare la differenza che c’è tra rifugio e albergo, sia mettendo a disposizione delle nostre Sezioni e dei rifugisti tutte la risorse disponibili per poter contribuire alla riapertura delle strutture“.

Le modalità della riapertura dei rifugi dipenderanno anche dalle future disposizioni normative sulla Fase 2 dell’attuale emergenza sanitaria. Il Cai farà quindi la propria parte sostenendo Sezioni e rifugi per affrontare questa difficile situazione e per arrivare alla riapertura il prima possibile.

Perché, come scrive correttamente il giornalista: “i rifugi hanno una lunga storia, le famiglie sono lì per passione”. Sono persone che hanno deciso di dedicare la loro vita a un progetto d’amore, quello per la montagna, e che il Club alpino italiano non lascerà mai sole.

As we have recently written, mountain refuges are certainly not among the first accommodation facilities queuing up for the expected reopening after the epidemic: common areas inevitably restricted and the obligation to accommodate mountaineers in pain even when full are the beautiful and in this case the ugly of the structures at high altitude. The Cai, which owns most of them in our territory, obviously pushes to avoid the zeroing out of the 2020 season (the majority of refuges open only 3-5 months a year).

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