Highball! Intervista con Davide Bassotto

Il giovane figlio d’arte scala forte e… anche molto alto da terra!

Giovani forti ce ne sono tanti in Italia, ma la maggior parte di loro preferiscono rimanere ben al di qua della comfort zone, quella che non prevede la sequenza infortunio – dolore – riabilitazione in caso di malaugurata caduta. Davide Bassotto è invece uno dei quelli che trovano il coraggio, se innamorati di una linea, di spingere sull’accelleratore del cuore. Il video che mettiamo sotto è una delle ripetizioni non frequenti di “Trojan Horse” 8a, blocco valdostano dalla paternità illustre (Gabriele Moroni), dove il coraggio va diviso anche con lo spotter che rischia una “uomata” in diversi punti della salita. recentemente Davide, figlio di Pietro Bassotto, top climber degli anni ’90, ha salito anche Incidente a Glasgow 8a+, sempre ad Outrefer, Val d’Aosta.

In quanto figlio d’arte condividi ancora la passione con tuo padre Pietro: da piccolo sei stato forzato a scalare?

Assolutamente sì. Mio padre è sempre molto motivato a scalare e quando frequento posti vicino a casa spesso è mio socio. Da piccolo ho praticato diversi sport: ginnastica artistica, pattinaggio, sci, skate tra cui anche arrampicata che non era per me il più interessante. Mio padre Pietro mi ha sempre appoggiato in tutte le attività senza pretendere che mi concentrarsi su una in particolare. Il desiderio di incominciare ad arrampicare seriamente fu mio.

Provate le vie e i blocchi insieme con tuo padre?

A volte sì. Nonostante i suoi 55 anni possiede ancora un buon livello di forza ed è capitato anche recentemente che risolvesse alcuni passaggi prima di me sia di boulder sia con la corda.

Sei più concentrato sul boulder o sulla corda?

Amo entrambe le discipline allo stesso modo se si parla di outdoor. Da anni non programmo un allenamento. Quando vado in palestra le mie attività sono improntate sempre e solo sulla forza e su tutti gli aspetti divertenti di stare in palestra con degli amici, per questo motivo non mi sono mai sentito adatto a seguire un allenamento di resistenza. Per quanto riguarda le competizioni prediligo il boulder.

Non sei andato a Prato per la prima prova di Coppa Italia? Come mai? Nel 2018 eri andato bene…

Dopo il Campionato italiano 2018 ero molto carico per partecipare a tutte le gare della stagione 2019. Però l’arrampicata non è tutto. Per me ci sono cose altrettanto importanti come lo studio e il lavoro. Nell’ultimo mese sono stato molto impegnato tra trasferte di carattere lavorativo e sessione esami. Sono riuscito a scalare solo uno/due giorni a settimana (nei week-end). Ho mancato l’appuntamento a Prato perché rientravo da Francoforte e sabato mattina ho lavorato. Domenica sono riuscito a concedermi un giorno di scalata a Outrefer. Ci tengo a precisare che per me una bella giornata sulla roccia vale come un ottimo risultato in gara.

Quanto ti prende l’highballing rispetto al boulder normale?

Generalmente non vado a cercarmeli. “The Trojan Horse” però è uno dei massi più belli delle nostre zone e ho sempre sognato salirlo.

Sul blocco del video quanto è alto il rischio di cadere fuori equilibrio?

ll blocco ha un atterraggio in piano, inoltre i movimenti non sono particolarmente dinamici.  Una caduta fuori equilibrio è sempre possibile ma quando sei la sopra è l’ultima cosa a cui devi pensare.

Che progetti hai per quest’anno?

I miei progetti sono partecipare alle prossime gare di Coppa Italia.

In primavera mi concentrerò principalmente sul boulder e farò tappa sicura a Fontainebleau Magic Wood e Champorcher. D’estate spero di passare più tempo possibile a Ceüse.

Sei entrato nel team Rock Slave: che senso di responsabilità ti dà, eventualmente, scalare “per qualcuno”?

Innanzitutto sono molto contento di essere stato chiamato a far parte del team RS. Ho sempre scalato solamente per la mia passione e per piacere personale, sapere di appartenere a un team è per me fonte di ulteriore motivazione.

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