Firefly, come scappare dalle vie senza lasciare nulla

Anche online il nostro test dell’escaper americano

Qualche anno fa un anziano climber della mia città, ex primario ospedaliero e presumibilmente non alla canna del gas economicamente, non riuscì a passare su un monotiro in falesia, cosa che succede a tutti, prima o poi, forti o deboli che siamo. Ma nel suo particolare caso all’imbrago, come “bail carabiner”, cioè moschettone da ritirata, aveva un piccolo maillon rapide da ferramenta, talmente piccolo e inadatto che la moglie, salita incomprensibilmente da seconda protetta da quell’unico pezzo di ferro dolce, cadde abbastanza presto da spezzarsi solo i polsi quando l’oggetto si aprì come una vongola sotto il suo peso. E’ solo una storiella senza lieto fine per farvi capire che il problema del ritiro da una via esiste e che non sempre viene gestito dai climbers nel modo più logico, più sicuro e anche rispettoso dei climbers che saliranno dopo sulla stessa via Da tempo predichiamo che bisognerebbe ritirarsi da un moschettone decente, non da una ciofeca pericolosa per sé e per gli altri e che rischia di restare lì per anni, arrugginita e non amovibile se non con attrezzi appositi.  Ora c’è un nuovo piccolo attrezzo che arriva dagli States ed è un’idea di un climber comune, Dallin Connell, un climber stanco di lasciare in parete materiale sicuro e costoso ogni volta che non riusciva a completare un tiro. 

Connell, a suo dire dopo una trentina di prototipi, ha trovato la quadra e ora può dire di aver inventato il Firefly, pochi grammi di intelligente soluzione del dilemma del moschettone da lascito. 

Il Firefly funziona, è macchinoso e non immediato nella comprensione della corretta installazione, ma funziona. Con 50€, spese di spedizione comprese dall’America,lo avrete a casa vostra, anche se con considerevole ritardo (quasi due mesi dal pagamento nel nostro caso, ma potrebbe essere stato un problema legato al covid). Non sono comunque tutte rose e fiori, a cominciare dall’assenza di un libretto delle istruzioni; c’è una serie di disegni sulla confezione, disegni utili e comprensibili solo se sapete già come funziona il sistema, quindi per noi ufficialmente bocciati.

Allora uno va su internet, sul sito ufficiale Tepet, raggiungibile anche col cellulare attraverso il QR code contenuto sulla confezione. E lì trova altri disegni se possibile ancora peggio realizzati, e due video, che sono la vostra unica speranza di risolvere il puzzle. Ma solo se capite bene l’inglese, perché sono mal girati e tutt’altro che chiari  dal punto di vista delle immagini, in parte perché troppo lontane dall’azione e in parte perché non si vedono alcune azioni che sono la chiave per capire il perché non avete preso una clamorosa sola da 50 euri.

Il Firefly è essenzialmente costituito da due cose: l’attrezzino che vedete nella foto sopra e un lungo cordino di tre millimetri lungo 18 metri (perché proprio 18 è un mistero). Alla dotazione necessaria perché tutto possa funzionare al meglio manca un moschettone normale da rinvio, che non è compreso nella confezione. Venendo al funzionamento,  il climber che teme di non riuscire a completare il tiro, porterà il firefly all’imbrago come nella foto sotto, anche se noi consigliamo di compattare il cordino in un sacchettino come quelli che contengono i cellulari o gli occhiali. Dopo di che, incrodati in parete a una altezza massima di metri 18 (quanto il cordino), infilerete la leva mobile del moschettone superiore dell’ultimo rinvio nell’apposito foro, situato tra le viti nere visibili nella foto, che regolano, avvitando o svitando, l’ampiezza delle pareti del dispositivo. Oppure, come nel caso della foto sopra, appena dietro la seconda vita in caso abbiate dei rinvii a doppio filo. Poi, dopo aver creato un’asola sul capo del cordino, la si fa passare attraverso lo spit e la si aggancia a un vostro moschettone semplice attraverso i due buchi ampi ed evidenti. Il sistema è pronto. Mentre vi fate calare al suolo recuperando tutti gli altri rinvii sotto, farete in modo che il cordino non si aggrovigli o lo stenderete se l’avete già lanciato giù quando eravate appesi. 

Una volta a terra inizia la manovra di recupero, per niente evidente dai video della casa madre, nei quali non si capisce che è essenziale NON sfilare la corda di cordata prima di effettuare il recupero, anzi: BISOGNA tenere tesa la corda di cordata mentre si tira con forza il cordino. Con questa operazione il Firefly apre la leva del moschettone lasciato, con un classico rumore che però è impossibile riconoscere da terra. A quel punto si tirerà SOLO il cordino, che cappotterà il moschettone facendolo fuoriuscire dalla piastrina dello spit e a quel punto potrete tornare in possesso di tutto il vostro materiale. Funziona sempre? Quasi. Più siete vicini a terra e più funziona, perchè è più facile, anche visivamente,  controllare le fasi di tiraggio di corda e cordino.

Possono accadere degli imprevisti? Sì, a noi è capitato che il cordino si impigliasse  in modo strano e poco prevedibile tra leva e moschettone, bloccando il sistema. 

Funziona con tutti i rinvii? No, con i monofilo tipo Petzl Ange non funziona, ma è sempre possibile portarsi un rinvio “normale” come ultimo prima della ritirata. Funziona anche con un moschettone singolo o solo con un rinvio? Anche con un moschettone singolo, non cambia nulla. Il nostro giudizio alla fine è positivo, ma vi consigliamo di fare esperienza “a terra” prima di rischiare un rinvio quando siete in falesia: esercitatevi a occhi aperti per capire bene come funziona, ma anche a occhi chiusi, situazione molto simile a quando vi calere da circa 15 metri da terra. Si compra direttamente da www.tepetsupply.com

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