Finale 51: la nuova guida in due volumi sarà un cult

Intervista ad Andrea Gallo sulla guida, il presente e il passato di Finale

Andrea Gallo il top climber, il visionario, l’imprenditore, il talebano anti scavo, il fotografo e il film-maker. Con una sola breve intervista uno dei pochi climbers italiani in grado di riassumere più generazioni e altrettanti modi di vivere la scalata ci presenta la nuova guida di Finale Ligure, per la prima volta cofanettata elegantemente in due volumi e dotata di app da cellulare. Un lavoro figlio dei tanti precedenti, ma pur sempre gigantesco. E questa volta arricchito da immancabili foto d’epoca, perchè ormai Gullich e Berhault sono già epoca. Quanto costa? Solo 50 euro per quasi 800 pagine totali, uno splendido ed elegante regalo da fare a un amico climber e da fare a sè stessi se la passione della verticale è quella che ci dovrebbe essere. Sopratutto pensando a quante vie sono state chiodate e richiodate con i proventi delle guide di Andrea. La guida si può acquistare cliccando qui

Questa su Finale è la tua guida numero…? Qual è stata la più difficile da preparare?
Questa per me è la quinta guida, ho iniziato negli anni ’80 assiema a Giovannino Massari, l’editore era Alessandro Gogna con la Melograno; da quella successiva ho creato la mia casa editrice, Idee Verticali, che ha continuato
sino ad ora. Non penso ci sia stata una guida più difficile di altre: abbiamo
iniziato col bianco e nero quando ancora si faceva l’impaginazione quasi a mano, poi con la seconda ho introdotto (per primo in assoluto) i simboli,
con la terza sono arrivate le foto a colori, con la quarta ho introdotto
assieme alla guida la possibilità di scaricare l’app della guida (anche qui
primi a farlo, si tratta di una app vera, non di un pdf). La quinta, questa
attuale, è divisa in due e celebra i 50+1 anni di arrampicata a Finale.
Posso dire che a lavorare su quest’ultima mi sonpo divertito come non
avrei pensato potesse accadere. Delle volte ero da solo a girare per falesie equesto mi riportava a tanti anni fa, quando giravo per le prime guide; altre volte ero in compagnia dei climber/chiodatori Finaleros dell’ultima generazione (Lorenzo Fornaro, Sebastian Bush, Amer Wafaa…), gente strafiga, alto livello nelle braccia ma cuore e cervello da veri Finaleros, altre volte ero in giro con le leggende, gente tipo Alessandro Grillo, Renato Delfino, Lorenzo Cavanna, climber che scalano da sempre con un energia da ventenni, e le
loro nuove vie lo dimostrano. Insomma è stato un lavoro corale che celebrauna comunità che ha messo l’integrità del Finalese davanti a tutto.

La scelta dei due volumi era ormai obbligata, ma davvero c’è ancora
roccia libera da chiodare a Finale?
Sì un volume solo di 750 pagine non è più gestibile, difficile da portare in
falesia, anche perchè non tutti preferiscono usare l’app, così è nata l’idea
dei due volumi.
Roccia a Finale ce n’è ancora, basta vederla…negli ultimi anni sono nati
settori molto belli in falesie classiche, penso ad Altro Livello a Pianarella o al settore delle Ombre Blu ri/scoperto dal duo Lorenzo Cavanna-Elisabetta Caserini (che è una delle guide italiane, uomini compresi, più attive):
hanno anche anche trovato nuove linee incredibili a Perti Settentrionale,
sotto gli occhi di tutti, e cosa dire delle nuove vie di Michelangelo
Sanguineti al Bric del Frate o delle scoperta fatta da Renato Delfino che allaRocca degli Uccelli era tutto da fare? Certo, per le strutture totalmente
nuove non si può pensare di trovare un altro Monte Cucco, ma alcune
falesie tipo il Kaimano sono di gran qualità, poi ci sono le tante
microstrutture criticate da tanti, ma sempre affollate: è un nuovo
approccio all’arrampicata, strutture basse con chiodatura ravvicinate,
sempre su roccia super, ci stanno eccome.

La nuova generazione di climbers ha trovato alcuni settori impiccati
in alto, ma molto belli. La gente ci va? Quali sono i settori più
frequentati?
Beh ad Altro Livello non vanno in tanti, ma vista la difficoltà anche se fosse a terra sarebbe lo stesso…il fascino di un settore così è proprio di avere un accesso complicato,  se non sei un Finaleros ti perdi di sicuro, ma quando ci sei ti accorgi che sei in un posto unico…Ronchiadilly è già più frequentato e di sicuro le nuove vie a Perti Centrale di Mauro Carena liberate da suo
figlio Davide avranno un gran successo vista la loro bellezza 
I settori più frequentati restano quelli classici, Rocca di Perti (quest’anno è andato per la maggiore il settore delle Ombre Blu con tante nuove vie),   Monte Sordo, Il Silenzio, Il Kaimano, Boragni è sempre il top dell’estate ed in autunno sarà la volta del nuovo settore della SuperPatente, anche qui tante belle vie nuove in un settore dove passavano tutti.

Ci sono zone che necessitano una richiodatura? In generale lo stato di
sicurezza è elevato?

In generale lo stato di sicurezza è elevato, mi sembra che incidenti dovuti alla chiodatura non siano mai accaduti, esistono di sicuro settori che necessitano di essere rivisti; i monotiri finalesi sono quasi tutti richiodati, sulle vie lunghe, penso a Perti e persino alcune a Monte Cucco, la chiodatura specie delle soste andrebbe rivista, sui tiri delle vie classiche c’è sempre la
discussione di lasciarle con la chiodatura originaria, quasi sempre a chiodi normali, ma quanto oramai si portano il martello ed i chiodi per ribatterli e magari sostotuirli se si muovono, e soprattutto quanti oramai sono in
grado di farlo?forse sulle classiche più percorribili bisognerebbe pensare
ad una richiodatura totale, tiri e soste, su altre che io definirei Monumento, tipo Catarifrangente, molte vie di Gianni Ghiglione tipo Paperino o
Impedimento Sterico (sempre a Pianarella), Corta Ma dura di Calcagno al Frate, andrebbero preservate per far capire cosa si poteva fare salendo dal basso in libera. Purtroppo alcuni capolavori come Ghenaelle (Marco
Bernardi e Gian Carlo Grassi 1979) e Pazzia Controllata ( Renato Casarotto e Paolo Gualandi 1979) aperte dal basso da nomi mitici, sono scomparse per dare spazio a inutili ed anonimi monotiri che si sono sovrapposti….

Qual è lo straniero tipo che viene a scalare ha finale? Tedesco?
Spende? Tiene pulito?
C’è un po’ di tutto, dal super climber che vuole salire le vie simbolo degli
80’s alla famiglia in gita estiva che fa mare e scalata, dallo scalatore 50enneche si compra la casa e viene qui appena può al gruppo di teenager che
campeggia, c’è spazio per tutti e tutti spendono, si va dal campeggio al
cinque stelle, a chi affitta case, in alcune stagioni non trovi più un posto
libero,  ma soprattutto tutti mangiano e bevono, basta vedere l’esplosione
di locali per la ristorazione a Finalborgo che da Finalbronx degli anni ’80 è diventato il borgo più trendy della Riviera, imitato da molti con scarsi
risultati. Poi ci sono i negozi di arrampicata, per anni con il Rockstore
(anche qui una prima…) siamo stati gli unici, quest’anno festeggiamo il
trentacinquesimo anno di attività in buona compagnia, sono 8 i negozi
specializzati (due nostri, presto tre…), mi sembra che l’economia Finalese
ne abbia guadagnato, l’arrampicata ha creato circa 300 posti di lavoro a
Finale.

Che impressione ti fa tirare fuori le vecchie foto in cui sono spesso già tutti morti eppure così presenti nelle vie che hanno aperto?
E’ stato emozionante andare e rivedere il mio archivio e quello di tanti altri ed è vero: molti non ci sono più ma non è macabro, è la vita che passa e
quelle dei climbers e degli alpinisti è spesso al limite, ma lo sappiamo.
Mettere foto di Gullich, Kurt Albert, Gianni Calcagno, Vittorio Simonetti o
Patrick Berhault è un bel modo per celebrare questi grandi climbers che
hanno fatto grande il Finalese. Ho trovato foto molto belle, che raccontano un periodo, non ho potuto metterle tutte, solo una piccola parte, così
nascerà un libro fotografico di grande formato dove compariranno foto
inedite di tanti autori che racconterà il Finalese con scritti ed immagini.

Che impressione fa a te rivederti con degli zoccoli/scarpetta su vie tuttora estreme?
Questa idea che arrampicassimo con zoccoli non l’ho mai avuta, io ho
sempre dato enorme importanza alle scarpe, ricordo un paio di Kendo fattequasi su misura, un prototipo, un mix tra varie scarpe della Sportiva,  che
ancora è la mia scarpa migliore di sempre, come nel surf e nello skate
meriterebbe un modello replica, poi ci sono le mitiche Resin Rose della OneSport, in un periodo a Finale tutti scalavano con quella, se levavi
l’intersuola avevi una scarpetta top, super precisa, se poi la risuolavi con laFive Ten avevi una scarpa di serie customizzata con una qualità che
nessuna scarpa di oggi raggiunge. A Finale sulle placche estreme devi
andare in appoggio, non puoi spalmare, per questo pochi le ripetono, molte scarpette attuali top sono poco precise, il bordo gira: mi ricordo la faccia di Heinz Mariacher quando mi spiegava come erano riusciti a far sì che il
bordo della Kendo non si girasse in su, mi ha detto che era questione di
millimetri rispetto a dove cuci assieme le varie parte della tomaia, roba che c’erano voluti anni per capire dove si sbagliava, oggi molte no edge non
hanno niente di tecnico, solo alcune funzionano.

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