Fasi: cosa succede adesso?

Come annunciato sabato sera, e non ancora rintracciabile sul sito federale, sei consiglieri federali si sono dimessi in blocco, prima volta nella storia della Fasi. La (mezza) rivoluzione era partita a gennaio 2017. Per la prima volta dall’inizio del suo infinito mandato il secondo presidente della storia della Fasi, Ariano Amici, si ritrovava “circondato” da un consiglio non cucito su misura per assecondarlo, come i mosaici che era riuscito a tessere in passato. Parliamo di almeno sei persone poco disposte a fare i figuranti, ancorché nuove a un mondo complicato come quello della politica sportiva, che entravano a far parte di un consiglio scomodo e soprattutto poco ricattabile. Gente strana, per un politico. Gente scarsamente interessata alla poltrona e ai do ut des che sono la normalità della politica sportiva. Gente che sabato scorso si è dimessa in blocco, staccando la spina a una Federazione che aveva bisogno esattamente di questo: di staccare la spina e ricominciare. Io sono orgoglioso di aver dato il mio contributo, candidandomi provocatoriamente a Presidente nel 2017, sfidando Amici in una partita già persa in partenza, ma che era servita a spostare tanti voti verso nomi nuovi e a creare un consiglio non allineato con la dirigenza. Sono anche contento del pressing che ho esercitato in questi mesi sui nuovi consiglieri, facendo capire che andare oltre, pazientare ancora, sarebbe stato interpretato dalla gente come l’ennesimo fallimento di un potenziale rinnovamento e quindi un loro personale fallimento. Sabato quindi la rivoluzione si è completata; per la prima volta nella sua storia Amici si trova a gestire non più un singolo che lascia la baracca arrabbiato; l’ennesimo fatto passare per un frustrato, un esagitato, un problematico. Come era successo con me, con Colò, con Cantamessa e tanti altri in vent’anni di gestione. Questi sono sei. Nessuno di loro è un problematico o un esagitato, è solo gente che ha voglia di partecipare e lavorare per migliorare le cose; a cui non importa niente del titolo di consigliere se scollegato da una operatività, da un “essere utili” che con Amici, e con il segretario generale, è impossibile.

Cosa succederà adesso? E’ difficile da prevedere, ma sarà sicuramente più interessante di questo anno e mezzo trascorso a vuoto da tutti i punti di vista, quello agonistico compreso, perché dietro Ghisolfi, purtroppo, si è ricreato un certo senso di vuoto, almeno nelle classifiche.   Andrea Gennari Daneri

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