Dove e come scaleremo quest’estate

Sempre “se” scaleremo

Se saremo a scalare questa estate, dove saremo? E come?

Ecco un altro articolo Nostradamus style, ma finora, purtroppo, ci abbiamo preso. Le previsioni da noi fatte a metà marzo sembravano una iattura, ma per il momento i tempi sono stati esattamente quello indicati. Veniamo quindi a fare qualche ragionata ipotesi, sempre seguendo quella tabella di marcia, sulla fase realmente operativa della storia, dell’allentamento del lockdown in estate e quindi della possibilità di andare finalmente a scalare.

Non sarà come è sempre stato, mettetevela via. 

I più “a posto” saranno i climbers proprietari di seconde case in luoghi verticali. Se per i prossimi giorni di Pasqua sarà supervietato raggiungerle, è improbabile che questo incostituzionale divieto possa proseguire in estate. Per tutti gli altri ci sarà il grosso punto interrogativo legato ai pernottamenti. 

La situazione più precaria in assoluto riguarda i rifugi. Non ci viene in mente un rifugio italiano con degli spazi comuni abbastanza grandi da consentire il tipo di distanziamento che probabilmente le autorità pretenderanno ancora in Luglio e Agosto. La stagione rifugistica, insomma, è ad altissimo rischio e con essa una delle possibilità di pernottamento pre-scalata preferita dai climbers.

Saranno aperti gli alberghi? Quanti? Come risolveranno la gestione degli spazi comuni (certamente più ampi rispetto a quelli dei rifugi)? E’ un punto interrogativo molto grande ma, come abbiamo già scritto, azzerare gli introiti estivi di molte località turistiche significa azzerare gli introiti di tutto l’anno e quindi mandare sul lastrico migliaia di famiglie. Se gli alberghi saranno aperti ma costretti a contingentare gli ospiti, cioè a ridurne il numero in presenza contemporanea, aspettiamoci un inevitabile rialzo dei prezzi, perché i costi di gestione non calano proporzionalmente al numero degli ospiti.

I campeggi potrebbero essere una bella valvola di sfogo del problema, almeno quelli con spazi comuni considerevoli. E poi.. aree di sosta per camper e campeggio più o meno selvaggio. Ebbene sì: il 2020, se si potrà fare attività all’aria aperta, sarà l’anno del campeggio selvaggio. Economico e distanziato. Perfetto per chi non ha soldi a budget e probabilmente tollerabile, in via eccezionale considerate le circostanze, per le autorità.

Rimarrà comunque il nodo cibo: rispolverate il vecchio fornelletto da campeggio, il tavolo pieghevole e programmate le scorte di alimenti nutrienti ma anche comprimibili, trasportabili, tipo i liofilizzati. I ristoranti e le mense saranno tra le ultime attività ad aprire. Tutti ci auguriamo che per l’estate anche a loro sia concesso di tornare a lavorare, ma settembre sembra al momento un mese più probabile.

E poi dove?

Saranno aperte le frontiere? Ci sentiamo di escludere che si possa pensare di prendere un aereo per andare in paesi con problemi peggiori del nostro o dove passereste in quarantena il 90% del tempo della vacanza. Forse le frontiere dei nostri paesi confinanti saranno aperte al traffico automobilistico privato. In questo caso il terreno di gioco diventerà un po’ più ampio anche se probabilmente condiviso con gli onnipresenti tedeschi. 

Se invece dovremo tutti convivere all’interno dei nostri confini l’esperienza più diversa, ma utilizziamo pure il termine “peggiore”, sarà quella delle falesie. Immaginatevi tutti i climbers italiani in astinenza forzata da mesi, con molti di loro più liberi del solito perchè in cassa integrazione, licenziati, con le università chiuse eccetera… con quaranta gradi in pianura… dove potranno mai andare?

In sintesi, le condizioni di affollamento delle classiche falesie dolomitiche rischiano di essere poco sopportabili; per trovare poca gente bisognerà selezionare quelle poche pareti di monotiri con avvicinamenti molto lunghi. Un occasione per riscoprire il Totoga, per esempio. Bisognerà comunque usare tanta fantasia per non dover fare la coda sui tiri delle falesie più note. 

Molto meglio andrà per l’attività in montagna. Se le condizioni di affollamento in Ciavazes o in Falzarego peggioreranno, appena oltre sarà persino meglio del solito: tutte le pareti servite dai rifugi, con i rifugi chiusi, saranno semi deserte. Si riscopriranno le lunghe sgroppate prima di attaccare o, in alternativa, i romantici bivacchi sotto alle stelle. Potrebbe essere una esperienza surreale, ma molto affascinante, scalare in piena estate nella valle del Brentei con metà delle persone sulle pareti e sulle ferrate.

Sarà più duro, sarà certamente strano, ma probabilmente sarà anche più affascinante.  AGD

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