Daone chiude ai climbers campeggiatori

Severa ordinanza sindacale

Se c’è un comune che, anche con sistemi che non abbiamo esitato a criticare, ha spinto a fondo sul pedale della scalata e del bouldering in particolare, è stato quello di Daone. Lontano dalle “ricchezze” del Trentino Occidentale, il Comune di Daone ha puntato molto sul turismo alternativo: escursionismo, bike, trekking, ghiaccio e boulder. Le Valli Giudicarie, per contro, sono state colpite duramente dall’emergenza Covid, con parecchi morti. Ecco arrivare allora una ordinanza “covid” un po’ strana, che recita così:

SULL’INTERO TERRITORIO COMUNALE IL DIVIETO:
DI CAMPEGGIO DI QUALSIASI TIPOLOGIA IN AREA PUBBLICA IVI COMPRESI GLI SCOPI SPORTIVI, TURISTICI, DI LAVORO, DI STUDIO, DI NOMADISMO ANCHE SE TEMPORANEO E INFERIORE ALLE 24 ORE. IN TUTTE LE AREE APERTE AL PUBBLICO E APERTE AL TRANSITO E’ VIETATO LO STAZIONAMENTO DI PERSONE ANCHE SOLO NEI SACCHI LETTO.

La violazione della presente ordinanza comporterà il pagamento di una sanzione amministrativa da Euro 50,00 ad Euro 300,00 o da Euro 100,00 a Euro 600,00 osservando le disposizioni della legge 24.11.1981, n. 689 e s. m.. 

Potrebbe trattarsi di un provvedimento “conservativo” dettato dal timore di nuovi contagi d’importazione turistica, come è stato per tutto il Trentino. Ma i climbers dovrebbero anche interrogarsi su due altre possibili chiavi di lettura, che riassumiamo in due domande: 1) Questi pernottamenti non regolamentati hanno rispettato sempre le norme del codice della strada, delle norme igieniche e del buonsenso? 2) Quanto indotto economico per i valligiani si è generato in un decennio di bouldering “libero” e pernottamenti “selvaggi”?

Interpretato al netto dell’emergenza Covid, il messaggio suona più o meno così: “arrivate e andatevene in giornata, il beneficio di avervi qui più a lungo non esiste“. Comunque sia, il divieto ora c’è e vedremo se, terminato il periodo Covid, questi cartelli verranno rimossi oppure no.

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