Christian Core racconta i dolori di Gioia, primo 8c+ mondiale

Ph. Roberto Armando 2008

Storia di uno stupro a un’icona mondiale del bouldering

Se sei matto ed entri in un museo per scalpellare, sfregiare, persino fare un selfie con un’opera d’arte, beh, stai sicuro che ti cuccano. Ci sono i custodi, le telecamere e il tuo gesto di egoismo psicotico verrà certamente catturato e ti toccherà pagare per quello che hai commesso.

Invece se sei matto o se hai comunque dei grossi conflitti interni irrisolti e scavi una via o un boulder di roccia, al 99,9% sei sicuro di aver commesso il crimine perfetto. Basta scegliere il giorno e l’ora giusti per non essere colti in flagrante e il gioco è fatto: la roccia è modificata e mai nessuno potrà accusarti di niente, i sospetti si infrangeranno sempre contro la mancanza di evidenze. La tua parola contro la loro.

Christian su Gioia, ph. Stella Marchisio

Questo è successo a Gioia, uno dei più importanti pezzi di storia dell’arrampicata mondiale, primo 8c+ mondiale e tuttora uno dei dieci percorsi di Boulder più duri al mondo. Scoperto e spazzolato dal local Marco Bagnasco, era stato liberato nel 2008 da Christian Core, il fuoriclasse savonese ora emigrato in Canada, vincitore di ben due coppe del mondo di bouldering. Non uno venuto dalla luna, ma uno che, essendo almeno una spanna al di sopra del resto del mondo specie nel campo delle arcuate con piedi pessimi, era il miglior pretendente possibile a liberare il blocco più duro del mondo. Da quel giorno sono andati in tantissimi a Varazze per cercare di ripetere la libera di questo lungo traverso da sinistra a destra; ad alcuni è riuscita la versione stand, un 8a/+ intenso, ma c’è voluto Adam Ondra in persona a riuscire nella prima ripetizione. E dopo di lui soltanto Nalle Hukkataival (titolare del primo 9a mondiale) e recentemente Niccolò Ceria. Quattro persone soltanto in 12 anni di storia, quale miglior riconoscimento per quel che era riuscito a fare Christian già nel 2008? Tutti loro, pur se con qualche leggera diversa combinazione di movimenti, hanno usato le stesse prese di Christian, quelle presenti nel boulder originale, che doveva rimanere “sacro” e consegnato alla storia così com’era.

Invece no. A un certo punto sono arrivati i matti. Quelli che hanno deciso che, considerato il loro status di superbig, non potevano subire l’onta di non passare su un blocco. Loro che, esclusivamente nella loro testa, forse credevano che non potesse esistere un essere umano più forte di loro in quel momento storico. Da un giorno all’altro, quindi, sono comparsi “scavi tecnici”, cioè prese che solo un climber di alto livello poteva reputare utili esattamente nei punti in cui sono state ricavate.

Christian sa bene chi è stato, uno di loro gliel’ha addirittura ammesso in faccia, ma è la sua parola contro la loro, ed è per questo che né lui né noi faremo i nomi. Perchè “verba volant”, le parole perdono il loro valore senza testimoni e il bosco di Varazze non è un museo, non ha telecamere. Per inciso, neanche con le modifiche apportate sono riusciti a fare il blocco. Quindi nel dubbio allenarsi, come tutti gli altri. Ecco di seguito la storia di Christian.

La foto in apertura è di Roberto Armando

Vorrei iniziare queste poche righe congratulandomi con il mio amico Niccolò Ceria, fortissimo e umile scalatore che salendo Gioia ha fatto un’altra bellissima linea, e anche uno dei riferimenti di Varazze. La cosa più bella, che dimostra una forte etica, è che si è impegnato a salirla usando le prese originali. Su diversi siti internet è stato detto molto su questo blocco, anche recentemente, e vorrei precisare alcuni dettagli. Comprendo che i siti pubblicano quello che altri scrivono, va bene, ma chi scrive deve comunque avere un’idea completa di quello che dice, quindi vorrei fare chiarezza su alcuni punti. Il blocco è stato scoperto dall’instancabile local Marco Bagnasco che ha ripulito la grotta e trovato questa linea logica, composta da piccole tacchette. La roccia è solida, le prese tengono. Sotto ad alcune tacchette, (nella seconda sezione), c’erano delle fessure sottili. Per preservare dal ghiaccio invernale e dalle infiltrazioni, queste tacche per consolidarle, ho deciso di mettere della colla trasparente (chiamata: Loctite – super Attak) in queste fessure. La colla é liquida e trasparente e fuori dalla fessura non si vede. Vorrei che fosse chiaro che oltre a questo non é stato fatto altro, nessuno ha attaccato prese o pietre con la resina come mi é capitato di leggere, tutte le prese e le tacche di Gioia sono naturali, originali. Il boulder l’ho liberato nel 2008, chiamandolo “Gioia”, nome semplice, dato dall’emozione di scoprire, lavorare e riuscire a salire una linea così bella dopo così tanta dedizione. Successivamente tantissimi scalatori provenienti da tutto il mondo sono venuti a provarla, e mi è piaciuto moltissimo condividere questo periodo e questa bellissima roccia con molti di loro. Qualche anno dopo è stato ripetuto da due fortissimi scalatori, in ordine Adam Ondra (2011) e Nalle Hukkataival (2014). Circa un anno dopo, abbiamo trovato due importanti cambiamenti, è apparsa un’evidente tacca buona, che prima non esisteva, nella prima sezione accanto alla presa piatta nella fessura, e contemporaneamente anche un nuovo appoggio nella seconda sezione. (Come si può vedere dalle foto). La linea Gioia era (ed è tuttora) cambiata. Come tempo fa avevo scritto, ho chiuso l’appoggio e vi assicuro che non mi è piaciuto farlo. A chi è già capitato, sa benissimo cosa si prova quando si cerca di riportare originale una linea modificata. La tacca iniziale purtroppo era troppo grossa e non ho potuto fare nulla, è ancora lì. Questa presa, come si vede nelle foto allegate, permette diverse possibilità, che facilitano ovviamente la sezione. Nello stesso periodo abbiamo trovato cambiata anche la parte finale di un altro blocco nella stessa area,  “Raptor Survives”, la linea originale segue tutto il bordo logico verso destra dello strapiombo (che era anche la sezione più dura) ora sale dritta evitando il bordo.

Ora vorrei tornare a Niccolò e alla sua bella ripetizione, perché ha dimostrato che con dedizione ed etica si può ancora salire quella linea così come era in origine, bellissima, spero che altri possano avere la gioia di salirla.

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