Chimera: il gran tentativo invernale di Migliorini e Zaccaria

Migliorini (a sinistra) e Zaccaria

La meteo ferma i due vicini alla cima di una invernale coi fiocchi

Contano i tentativi? Contano, contano. Specie se durano per tre giorni in pieno inverno su una parete che resta all’ombra quasi sempre e si fermano molto vicini alla cima del Civetta e dopo il tiro chiave. Lungo una via come Chimera, difficilissima da fare in giornata anche in estate. “Chimera verticale”, aperta da Alessandro Baù, Daniele Geremia, Alessandro Beber e Luca Matteraglia in 8 giorni durante le estati 2007 e 2008 attendeva la prima invernale e ci hanno provato Giovanni Zaccaria e Claudio Migliorini, entrambi guide. Ecco come ci ha risposto Giovanni al riguardo:

Noi troviamo i tentativi molto romantici, specie quelli che s fermano a soli sei tiri dalla cima: quanto è costato rinunciare?

È costato davvero molto, stavamo bene ed eravamo motivatissimi. Avevamo appena salito il tiro chiave della via. Dopo un giorno completamente all’ombra, il sole illuminava la Nord-Ovest con un caldo tramonto. Avevamo un’ora di luce davanti per alzarci ancora sulla parete. Non c’era un filo di vento, si stava benissimo. Abbiamo dovuto fare un grandissimo sforzo per convincerci che il giorno seguente quello stesso posto sarebbe diventato un inferno.

Il temporale “estivo” è poi arrivato o vi siete mangiati le mani?

Il giorno seguente il meteo è peggiorato rapidamente ed al pomeriggio è arrivata una breve ma intensa bufera. Avevo salito quella stessa via in agosto e la sera era arrivato un imprevisto temporale. Avevamo atteso tre ore in cima, al riparo di una minuscola nicchia attendendo mentre tuoni e fulmini si sfogavano sulla montagna. Ripetere l’esperienza d’inverno sarebbe stato ancora più pericoloso.

Non era quasi più difficile scendere in doppia?

Scendere in doppia e disarrampicare lo zoccolo non era una scelta né comoda né facile. Anche perché un paio di soste in salita non le avevamo trovate a causa della neve. Era semplicemente la scelta più sicura, saremmo stati fuori dalle difficoltà più velocemente.

A spanne quante ripetizioni ha la via in estate finora? E quante in libera?

Ad agosto con Alessandro Baù avevamo ripetuto la via per festeggiare il decennale dell’apertura e lasciare il libro di via. Abbiamo ricostruito le salite contando circa una ventina di ripetizioni, la metà ipoteticamente in libera.

Rispetto all’estivo quanta libera siete riusciti a fare, tra neve, difficoltà e freddo?

Avevamo un solo paio di scarpette che andavano più o meno bene ad entrambi. La strategia di salita prevedeva che Claudio, decisamente più in forma sulle dita di me, avrebbe salito da primo più tiri possibile, per poi passarmi il comando agli ultimi tiri, che ricordavo bene da quest’estate. Io, che questo ultimo mese ho indossato tutti i giorni (anche il giorno prima di partire!) gli scarponi da sci, risalivo la statica il più velocemente possibile, facendo enormi pendoli in giro per la parete e portando su il saccone. Ho scalato, con gli scarponi, solo il traverso di L7. Claudio invece, apparte L9, dove la roccia gelida non ha aiutato, il resto ha scalato tutto in libera! Solo un resting su L6 a causa dei piedi congelati e della suola delle scarpette fredda come il marmo. Un paio di volte poi si è trovato in posizioni molto scomode, appeso alle picche, a dover cambiare di assetto tra scarpette e ramponi o viceversa.

Quante volte ci avevi provato e sopratutto: ci riproverai?

Per entrambi era la prima esperienza in inverno su di una parete così grande. Non so se e quando ci riproverò, ma di sicuro cercherò ancora le sensazioni che un’avventura del genere ci ha regalato.

Dopo Zuita Patavina sarebbe stata una accoppiata clamorosa e in un certo senso la è lo stesso: in una scala da 0 a 10 quanta avventura è il Civetta in pieno inverno? Quali chances ci sono di essere soccorsi, eventualmente?

È bellissimo partire con tutto il necessario sulle spalle, allontanarsi dalla civiltà con la sensazione che per i successivi lunghi giorni si vivrà e si scalerà completamente autonomi. Al di là delle scale, l’avventura è totalizzante. Come in Patagonia… In Civetta il telefono prende bene, un elisoccorso non avrebbe complicazioni particolarmente diverse da quelle estive. I problemi possono piuttosto essere legati al maltempo, alle lunghe ore notturne. Senza il supporto del rifugio Torrani (nido d’aquila 300mt sotto cima, aperto solo d’estate), un soccorso senza elicottero sarebbe decisamente complicato.

Chimera verticale alla NW del Civetta si sviluppa tra la Andrich e la Aste e consta (a farli precisi da relazione) di 15 tiri con il chiave di 7bc al nono tiro. Soste e protezioni lungo i tiri: chiodi normali.

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