Montagna – Pareti Climbing Magazine https://pareti.it Alpinismo, Climbing, Bouldering Tue, 17 Nov 2020 08:41:20 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.3 139195174 Leap of faith in libera https://pareti.it/leap-of-faith-in-libera/ Tue, 17 Nov 2020 08:41:19 +0000 https://pareti.it/?p=7217 Per Zeni e Della Bordella Aperta dal trio Auguadri – Bacci – Della Bordella tra il 2015 e il 2016 su una delle “mini big walls” ticinesi, il Pancione d’Alnasca, questa complessa e obliqua via di granito attendeva ancora la prima libera integrale. Accomunati dallo sponsor in condivisione, da qualche tempo il mago mondiale delle […]]]>

Per Zeni e Della Bordella

Aperta dal trio Auguadri – Bacci – Della Bordella tra il 2015 e il 2016 su una delle “mini big walls” ticinesi, il Pancione d’Alnasca, questa complessa e obliqua via di granito attendeva ancora la prima libera integrale. Accomunati dallo sponsor in condivisione, da qualche tempo il mago mondiale delle placche, Alessandro Zeni, l’unico uomo al mondo a vantare un 9b nello stile spalmato, ha fatto team proprio com Matteo Della Bordella; ecco quindi la spinta per provare davvero il libera “Leap of Faith”, che di placche dure è piena. In questo periodo di restrizioni non è stato facile anche solo arrivare sotto alla parete in modo legale, ma i due professionisti della verticale ce l’hanno fatta e ora Leap of Faith ha un grado su tutti i tiri e attende ripetizioni.

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I Pou si ripetono ai Picos https://pareti.it/i-pou-si-ripetono-ai-picos/ Tue, 27 Oct 2020 16:09:33 +0000 https://pareti.it/?p=7110 Sulla più bassa parete di Urdòn Dopo il recente successo al Peña Santa, i Pou ripetono ancora una volta la squadra con Kico Cerdá, e nel “Barranco de la Hermida” (parte cantabrica dei Picos de Europa), aprono un nuovo itinerario che battezzano “Víbora” nel muro di Urdón, 180 m divisi in 5 tiri e difficoltà […]]]>

Sulla più bassa parete di Urdòn

Dopo il recente successo al Peña Santa, i Pou ripetono ancora una volta la squadra con Kico Cerdá, e nel “Barranco de la Hermida” (parte cantabrica dei Picos de Europa), aprono un nuovo itinerario che battezzano “Víbora” nel muro di Urdón, 180 m divisi in 5 tiri e difficoltà di 8a.
La linea è aperta dal basso (come hanno sempre fatto i Pou) in stile impeccabile e combina sezioni di autoprotezione con friends con alcuni fix. Salita quindi anche sportiva, ma che non trascura l’avventura con alcune importanti distanze tra i fix, e di conseguenza con alcune cadute potenzialmente pericolose.
Il percorso è diviso nelle seguenti difficoltà: L.1: 7a+, L.2: 7b, L.3: 8a,
L.4: 7b +, L.5: 6b +, e si può scendere con 5 calate e una corda
di 80 m.
La salita ha richiesto tre pomeriggi più uno per la salita in libera.

I primi 4 tiri sono di ottima roccia calcarea, combinando l’arrampicata tecnica con sezioni di canne spettacolari; l’ultimo è un tiro più facile, ma molto di più decomposto.
L’attrezzatura necessaria è di 10 rinvii, 1 set di friends completo fino a
il numero 3 e una corda da 80 m.

After the recent success in the Peña Santa, the Pou once again repeat the team with Kico Cerdá, and in the “Barranco de la Hermida” (Cantabrian part of the Picos de Europa), they open a new route that they baptize as “Víbora” in the collapsed wall of Urdón. It has 180 m divided into 5 pitches and a difficulty of 8a. The line is open from below (as the Pou have always done) in impeccable style and combines self-protection sections with friends with some bolts. Ascent, therefore, sporty, but that does not neglect the adventure in the face of future repetitions, with some important distances between bolts, and consequently with some potentially dangerous falls. The route would be divided into the following difficulties: L.1: 7 a+, L.2: 7b, L.3: 8a, L.4: 7b +, L.5: 6b +, and you could walk out on up or down in 5 rappels with a rope of 80 m (Attention because it is fair and especially in the last one). The three climbers had to use three afternoons for the opening and one more for the free ascent. “It is a sporty road, but with character. Those who are looking for a sport climbing route should abstain (because it is not!), But we encourage those who like to push hard in an adventure environment and on a beautiful wall ”the Pou tell us. “In addition, the approach is not particularly long (1 h or 1h ½) and as it is a fairly steep route, it could give us to test it with days in which there is a certain probability of water or the day is unstable, conditions that occur regularly in the Barranco de la Hermida ”point out the Basque climbers. The first 4 pitches are of very good limestone rock, combining tecnic climbing with spectacular tufa sections; the last one is an easier pitch, but much more decomposed, which we will only recommend to the most intrepid and adventurous. The necessary equipment will be 10 expresses, 1 set of full totem fiends up to number 3 and an 80 m rope.

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8c+ con possibili voli di 30 metri? Edu Marin c’è. https://pareti.it/8c-con-possibili-voli-di-30-metri-edu-marin-ce/ Tue, 20 Oct 2020 13:02:47 +0000 https://pareti.it/?p=7084 Libera “L’arco Iris” a Montserrat Un climber non può andare a Barcellona e lasciare subito la città per andare a Siurana. Il cuore storico della scalata catalana non è lì, ma è sul massiccio di Monteserrat, tra l’altro a pochi chilometri dalla capitale dello Stato virtuale di Catalogna. Montserrat è un luogo speciale, è anche […]]]>

Libera “L’arco Iris” a Montserrat

Un climber non può andare a Barcellona e lasciare subito la città per andare a Siurana. Il cuore storico della scalata catalana non è lì, ma è sul massiccio di Monteserrat, tra l’altro a pochi chilometri dalla capitale dello Stato virtuale di Catalogna. Montserrat è un luogo speciale, è anche un luogo sacro, con quel santuario proprio alla sua base e quel viavai di monaci. È un luogo dove c’è tanta e fantastica arrampicata sportiva su conglomerato, ma ci sono anche lunghe pareti perfette per una multipitch in piena esposizione su pareti verticali e addirittura strapiombanti. E’ il caso di questa via del 1979, aperta con mezzi artificiali attraverso il Plàtan, nela Pared de Diables. che non era mai stata liberata finché non ci ha messo le mani il fuoriclasse Edu Marin, lo stesso che ha liberato il grande tetto di Valhalla (Getu, in Cina). Come nell’impresa cinese il climber catalano era accompagnato dal padre, uno di quei padri speciali che a più di sessant’anni scala sull’8b. Arco Iris, questo il nome della via, è ora una via di 200 m completamente liberata con difficoltà fino all’8c+, ma aldilà della difficoltà già di per sé altissima, difficilmente diventerà una classica, perché la distanza delle protezioni è a tratti siderale e i voli, seppur nel vuoto, possono arrivare a oltre 30 metri.

Arco Iris (200m 8c+)
6a, 6c, 8b+, 8c+, 8b, 8a+

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Caldwell come Springsteen: a casa Trump! https://pareti.it/caldwell-come-springsteen-a-casa-trump/ Wed, 14 Oct 2020 16:06:21 +0000 https://pareti.it/?p=7042 Negli Usa i climbers insieme ai musicisti contro Trump Si avvicinano le elezioni americane e quindi si fanno più fitte le prese di posizione e gli endorsements per Trump o per Biden. I climbers, come tantissimi musicisti, sembrano avere le idee chiare: Trump per quattro anni è stato un palo. La riduzione delle aree destinate […]]]>

Negli Usa i climbers insieme ai musicisti contro Trump

Si avvicinano le elezioni americane e quindi si fanno più fitte le prese di posizione e gli endorsements per Trump o per Biden. I climbers, come tantissimi musicisti, sembrano avere le idee chiare: Trump per quattro anni è stato un palo. La riduzione delle aree destinate a parco ha pesato molto su questo giudizio, ma il più chiaro è stato recentemente Tommy Caldwell, che in America rappresenta “L’arrampicata” nell’immaginario collettivo.

“Se lasciamo che Trump faccia il suo corso per altri quattro anni, le politiche anti-ambientali che la sua amministrazione sta mettendo in atto dureranno molto a lungo. Ciò significa un passo indietro sulle normative sulle emissioni, maggiore sviluppo di combustibili fossili in aree pubbliche precedentemente protette e meno restrizioni sul monitoraggio di aria e acqua pulite. In che modo influirà sull’arrampicata su roccia e sulle attività ricreative all’aperto? Beh, hai provato ad arrampicare in mezzo a violenti incendi? (Io sì e non è divertente.) In questo momento, il West americano è ricoperto di fumo dagli incendi boschivi, un risultato diretto del nostro cambiamento climatico. La stagione degli incendi è ora più lunga e più intensa. Negli anni passati, sono stato evacuato da casa mia in Colorado due volte a causa della minaccia di incendi. Come alpinista, passo molto tempo appeso ai muri di granito da Yosemite alle Montagne Rocciose. È da questi punti di vista unici che ho acquisito una prospettiva su ciò che sta accadendo al nostro clima.” Questa è una parte della dichiarazione di Tommy, che potete leggere interamente cliccando qui

Foto POW / Tommy Caldwell.

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Cani Morti Plus, 8c https://pareti.it/cani-morti-plus-8c/ Wed, 23 Sep 2020 08:07:27 +0000 https://pareti.it/?p=6974 La più dura delle Pale raccontata da Alessandro Zeni Il fuoriclasse di primiera racconta sulla pagina Karpos l’idea e la realizzazione dell’8c di “Cani morti plus”, che diventa la più difficile multipitch delle pale di san martino e una delle più dure delle Dolomiti in assoluto.]]>

La più dura delle Pale raccontata da Alessandro Zeni

Il fuoriclasse di primiera racconta sulla pagina Karpos l’idea e la realizzazione dell’8c di “Cani morti plus”, che diventa la più difficile multipitch delle pale di san martino e una delle più dure delle Dolomiti in assoluto.

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Space Vertigo all free! https://pareti.it/space-vertigo-all-free/ Fri, 18 Sep 2020 09:22:26 +0000 https://pareti.it/?p=6963 In Lavaredo exploit senza spit (sui tiri) per Tondini, Baù e Migliorini. Nei giorni scorsi Claudio Migliorini, Alessandro Baù e Nicola Tondini sono tornati per liberare ogni tiro di Space Vertigo, il loro grande progetto aperto rigorosamente dal basso tra il 2016 e il 2019 sulla parete nord della Cima Ovest di Lavaredo, Dolomiti. La […]]]>

In Lavaredo exploit senza spit (sui tiri) per Tondini, Baù e Migliorini.

Nei giorni scorsi Claudio Migliorini, Alessandro Baù e Nicola Tondini sono tornati per liberare ogni tiro di Space Vertigo, il loro grande progetto aperto rigorosamente dal basso tra il 2016 e il 2019 sulla parete nord della Cima Ovest di Lavaredo, Dolomiti. La via, protetta con nuts, friends e chiodi tranne per gli spit alle soste, sale indipendente fino in cima, attaccando a destra della Couzy e ha una sosta in comune con Alpenliebe.


Durante l’estate ognuno era tornato per riprendere “le misure” alla via e dopo aver portato due portaledge e viveri in parete, i tre sono partiti per la libera. L’inizio è stato più difficile del previsto: il primo giorno, causa altissima umidità e assenza totale di aderenza li ha visti scendere dopo soli 3 tiri liberati; il giorno seguente sono ripartiti e, con due notti passate in Portaledge, sono riusciti nella libera dell’intera via: ogni tiro é stato salito in libera da capocordata da almeno uno dei tre.
I primi tre giorni sono stati impiegati per liberare i tiri più impegnativi nei “gialli” mentre il quarto giorno per salire la parte alta della via e scendere.
La via é caratterizzata dalla continuità delle difficoltà e i tanti passaggi obbligatori. I gradi sono ovviamente ancora da confermare ma si parla di un tiro chiave che gravità attorno al IX+/X (8a), mentre ci sono cinque tiri tra i IX/IX+ (7c/c+) e altri otto tiri attorno al VIII+/IX- (7a+/b) mentre la parte alta della via ha difficoltà più “classiche” … il tutto nel vuoto più spaziale della bellissima parete nord di Cima Ovest.

In recent days Claudio Migliorini, Alessandro Baù and Nicola Tondini have returned to send every pitch of Space Vertigo, their great project rigorously opened ground up between 2016 and 2019 on the north face of Cima Ovest di Lavaredo, Dolomites. The route, protected with nuts, friends and pegs except for the bolts at the belays, climbs independently to the top, attacking to the right of Couzy and shares a belay with Alpenliebe.

During the summer everyone had come back to deal the route and after having brought two portaledge and food on the wall, the three left for the free attempt. The beginning was more difficult than expected: the first day, due to very high humidity and total lack of adherence, saw them go down after only 3 free pitches; the following day they left again and, with two nights spent in Portaledge, they succeeded in sending the entire route: each pitch was climbed RP by at least one of the three.
The first three days were used to free the most challenging pitches in the “yellow” while the fourth day to climb the upper part of the route and descend. The route is characterized by the continuity of the difficulties and the many obligatory passages. The grades are obviously still to be confirmed but there is talk of a key shot that gravity around the IX+/X (8a), while there are five pitches between the IX/IX+ (7c/c+) and another eight pitches around the VIII+/IX- (7a+/b) while the upper part of the route has more “classic” difficulties … all in the most spatial void of the beautiful north face of Cima Ovest.

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Larcher e Zangerl: Odyssèe in 16 ore https://pareti.it/larcher-e-zangerl-odyssee-in-16-ore/ Wed, 16 Sep 2020 18:08:37 +0000 https://pareti.it/?p=6953 La coppia di nuovo sull’Eiger ‘Odyssee’ era stata aperta nel 2015 da Roger Schaeli, Simon Gietl e Robert Jasper ed è la più dura Big Wall dell’eider, con 33 tiri fino all’8a+, per un totale di 1400 di sviluppo. Larcher e Zangerl ci avevano già provato nel 2018, e poi in Agosto, ma la ripetizione […]]]>

La coppia di nuovo sull’Eiger

‘Odyssee’ era stata aperta nel 2015 da Roger Schaeli, Simon Gietl e Robert Jasper ed è la più dura Big Wall dell’eider, con 33 tiri fino all’8a+, per un totale di 1400 di sviluppo. Larcher e Zangerl ci avevano già provato nel 2018, e poi in Agosto, ma la ripetizione era fallita a causa delle condizioni della parete. Stavolta Jacopo e Babsi sono passati scalando in libera tutti i tiri. Ecco il testo integrale in inglese:

On Monday, the 14th of September 2020, Italian climber Jacopo Larcher and his Austrian partner Babsi Zangerl completed a one-day ascent of ‘Odyssee’ on the Eiger North Face.

‘Odyssee’ was first established, in 2015, by Roger Schaeli, Simon Gietl and Robert Jasper and is believed to be the most difficult big wall free-climb on the Eiger.

The route consists of 33 pitches, with difficulties up to 8a+ and a total length of 1400m.

It’s Larcher and Zangerl’s second ascent of the route, having previously climbed it back in 2018, taking 4 days.


Babsi reported:


In 2018 we tried Odyssee groundup the first time. The goal was to climb as far as we can and try to redpoint the newish line from Roger Schäli Simon Gietl and Robert Jasper which is reputed to be the hardest freeclimb on the Eiger.

We packed all the stuff we would need for sleeping on the wall a few days, we were not sure how long it would take us to reach the top and if we could even make it, as we didn’t know anything about the difficulties of the route. 

When we reached the top at midday on day 4, we couldn’t have been happier. Being in the sun up there with the Jungfrau in the background -what a view and what an intense experience on the Eiger. 

This was the moment we started to think about how it would be to try such a big and intimidating route (with 33 pitches in total) in just a single day. 

We knew that this would become a goal for us in the upcoming years. Until then, we had always climbed those big walls in a single push, we didn’t care too much about the time. The most important thing to us was always to climb groundup and climb everything free and redpoint. But, it was intriguing to us to see what was possible, if we cut out all of the heavy gear, left the haul bags at home and just focussed purely on the climbing. Trying to be as efficient as possible.

This year in middle of August we returned to the Eiger. 

The plan was to climb up the wall-checking out some details of the crux pitches and try to climb them fast. At the same time, we prepared the wall with some static lines for the filming crew, who followed us on our adventure. We put some chalk marks on the crux holds before we wanted to give it a proper try.

We stayed a few days on the wall-waiting out the very bad weather. Three days we stayed in a cloud—climbing on very damp holds and freezingcold conditions. 

Then we got rewarded with best weather conditions. The wall dried up completely. I never saw the wall in such good conditions. There was not a single wet hold. 

It felt like a different game  for a few days, at least. The only thing was that we were pretty late in finishing our preparations and missed our moment to go for the send before the weather changed again

It started to snow; half a meter of fresh snow on top of the Eiger. 

That could have been the end of our journey. Did it make sense to spend any more motivation on this objective when we knew the dry conditions are probably gone for the whole season? 

We tried to remain positive and decided, if a good window arrived, we would have one last shot

Then the moment arrived, the conditions seemed to be as good as we were going to get, at this stage.

We climbed fast, we felt pretty solid on the hardest part of the wall. No falls before we reached the spicy part shortly before the czech bivi 2. Then, we heard the water dripping from above.

4 completely wet pitches from 6c+-7c. We fought very hard—and it took us some time to get over those challenging pitches. It was a lot of luck that we made it through. You basically can slip off at any moment on this wet part of the wall. 

We’ve made it!”, we thought to ourselves

 Pitch after pitch we got more and more optimistic. The upper part of the wall went down pretty fast. We were just 3 pitches away from the top, with only 16 hours elapsed. 

Jacopo and I were 100% sure it was in the bag – but, The Eiger is The Eiger.  You can never be so sure.

Suddenly, the whole day flipped 180 degrees and became, probably, the most challenging climbing day we have ever had. The Eiger can be very pretty, like the climbing in Rätikon but within a very short time it can change dramatically and then you experience how serious the North face can really be! 

It started to hail and rain cats and dogs, as I was in the middle of the second to last pitch. I got soaking wet—with no possible way to reach the next belay and no way to climb down. (No fixed protection on this pitch) I had to improvise and found a good solution to get back to Jacopo. In this situation we perfectly worked together as a team thanks to all the adventures we experienced together. The temperatures dropped to freezing cold and the water turned into ice. We rappelled 31 pitches in a waterfall. 

When we reached the bivi and our warm sleeping bags (at 10p.m.) we couldn‘t be any happier!! That was better than any top or any success or summit. Just glad we made it back. It didn’t even matter that we had to bail at the second last pitch. We always learn from our experiences in the mountains! We had made a misjudgement and got into trouble.

That drained a lot of energy and motivation. “Maybe, we should really give up now”

As we were descending, we thought that maybe we should just be happy with that performance and leave it how it was. This was the most challenging climbing experience I have had in my life. Did I want to repeat it?

But, as soon we reached the warm bivi we had already decided that we had to come back.

So, we waited for another chance. The weather forecast promised us perfect weather without any chance of a thunderstorm.  Fingers crossed.

Two days later we were back on the wall. (We still had some tiredness in the bones from the last try)

Early this Monday morning, at 1.30 AM, we started. We climbed the first half of the route in the dark. 

The spicy part of the wall was still very wet…but at least we didn’t have to climb in a shower of water. 

We were 3 hours faster than ever before…and reached the czech bivi at half past 7 in the morning. 

The psych was high and we were enjoying giving everything we had as climbed fast through the upper part of the wall. 

Everything was in perfect conditions in the upper part and the weather looked great. 

We arrived at the last hard crux part of the wall. Jacopo didn’t take any rest after the last steep 7c and directly leaded up the 8a pitch. He was pumped and fell!

But as soon he got back to the last belay he started again and made it up to the next belay without falling. Soon, we reached the point where we had to bail last time. 

I was pretty nervous on the 6b pitch where I had previously gotten in trouble, but this time the weather was still clear and it was easy to find the next anchor. Just two easy pitches before the top. 15 hours gone.

It was Jacopo’s turn to lead the wet gully, we took extra care and moved slowly on these last pitches. It was quite dangerous up there. The final part was partly covered in ice and you don’t want to take a big fall up there. 

At 5.30 PM, we both were standing on the top. We were elated! It was a really hard and demanding time to finallysucceed on this mythical Eiger North Face. What an unforgettable adventure!!

Our time at the end was exactly 16h.” 

Babsi and Jacopo’s time, is the fastest ever recorded on the route.

Their adventure was captured on film and will feature in an upcoming film by Black Diamond.

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Berni Rivadossi ripete il capolavoro di Pedeferri https://pareti.it/berni-rivadossi-ripete-il-capolavoro-di-pedeferri/ Mon, 14 Sep 2020 11:06:53 +0000 https://pareti.it/?p=6943 “Adventure time” alla Meridiana del Torrone Prima ripetizione “single push” per il fuoriclasse di Borno sul capolavoro di Simone Pedeferri, “Adventure time” sulla impressionante parete della Meridiana del Torrone. Accompagnato da Marco Zanchetta e dopo precedenti perlustrazioni con Luca Schiera, Berni ha confermato ancora una volta che l’exploit di Freeride sul Capitan è stata tutt’altro […]]]>

“Adventure time” alla Meridiana del Torrone

Prima ripetizione “single push” per il fuoriclasse di Borno sul capolavoro di Simone Pedeferri, “Adventure time” sulla impressionante parete della Meridiana del Torrone. Accompagnato da Marco Zanchetta e dopo precedenti perlustrazioni con Luca Schiera, Berni ha confermato ancora una volta che l’exploit di Freeride sul Capitan è stata tutt’altro che una prova isolata di una bravura che in Italia non ha a tutt’oggi paragoni. Berni pubblica con poche righe quello che fa sui social, e nessuna agenzia di stampa, di quelle che magari divulgano anche una banale salita sul Monte Bianco dalla Normale, lo rimbalza agli organi di stampa. Il disegno della via, “made in Pedeferri” che è anche un pittore di successo, spiega da solo che cosa è riuscito a fare Berni ripetendo tutti i tiri RP senza scendere a terra. Si tratta di una delle più dure multipitch mondiali con un tiro chiave di 8bc…

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I Pou di nuovo estremi ai Picos de Europa https://pareti.it/i-pou-di-nuovo-estremi-ai-picos-de-europa/ Fri, 11 Sep 2020 09:55:21 +0000 https://pareti.it/?p=6917 Questa volta sulla Peña Santa Un’altra via estrema sulla Cordillera Cantabrica (Picos de Europa, Asturie) per i fratelli Pou, che si sono divertiti, in questi anni, ad assistere al pellegrinaggio dei big sulla loro “Orbayu” al Naranjo de Bulnes. Ecco ora una cima meno iconica ma assolutamente non meno difficile, anzi. Dopo cinque dure settimane […]]]>

Questa volta sulla Peña Santa

Un’altra via estrema sulla Cordillera Cantabrica (Picos de Europa, Asturie) per i fratelli Pou, che si sono divertiti, in questi anni, ad assistere al pellegrinaggio dei big sulla loro “Orbayu” al Naranjo de Bulnes. Ecco ora una cima meno iconica ma assolutamente non meno difficile, anzi. Dopo cinque dure settimane di lavoro, i fratelli Pou e Kico Cerdá hanno raggiunto la cima della Peña Santa de Castilla 2.596 mt dopo l’apertura e la RP di “RAYU”, nome locale per fulmine . Il nome si riferisce alla luce che forma la roccia nel passo decisivo della via.
La via di 600 metri di sviluppo arriva fino all 8c e i fratelli baschi
sono convinti che, data l’eccezionale qualità, diventerà una
classica che sarà tentata dai migliori scalatori del mondo.
La prima parte è composta da sette tiri (circa 300 m) con difficoltà
che non superano il 7b (5.12b), ma quasi non ci sono fix o al massimo uno o due, per cui fisicamente e psicologicamente è impegnativo, in molti punti le cadute sono potenzialmente molto pericolose
“dice Eneko.
“Il secondo tratto è costituito da altri sette tiri (circa 300 m), ma è più difficile, molto verticale, nel range continuo 7a-7c e fino all’8c (5.14b). Anche queste sezioni sono comunque poco protette e da integrare con materiale mobile.
Questa è stata la sezione dove abbiamo trovato lungo, tanto da dubitare nel successo” dice Iker. “Ci sono stati giorni di maratona fino a 18 ore consecutive …, abbiamo finito su distrutti…, ma noi siamo felici, abbiamo dato tutto, e quando si fa uno sforzo al 100%, hai un ottimo sapore in bocca”. Il giro ground up della rotpunkt è durato ben 12 ore.

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Kaisers di notte per i belgi https://pareti.it/kaisers-di-notte-per-i-belgi/ Mon, 17 Aug 2020 11:42:18 +0000 https://pareti.it/?p=6846 Il team Berthe-Favresse contro le regole dell’alpinismo classico Le Alpi non sono Yosemite. Di notte fa freddo e la roccia è gelata e se proprio ti va male e non riesci a uscire in giornata di solito ti raggomitoli in qualche posto meno sfortunato e aspetti che arrivi mattina. Invece i belgi forti e iconoclasti […]]]>

Il team Berthe-Favresse contro le regole dell’alpinismo classico

Le Alpi non sono Yosemite. Di notte fa freddo e la roccia è gelata e se proprio ti va male e non riesci a uscire in giornata di solito ti raggomitoli in qualche posto meno sfortunato e aspetti che arrivi mattina. Invece i belgi forti e iconoclasti Sebastien Berthe e Nico Favresse, ovvero i più forti e famosi climbers del loro paese, hanno attaccato la mitica Kaisers Neue Kleider, multipitch fino all’8b, che ancora pioveva. Ne hanno scalato diverse sezioni completamente bagnate e sono usciti in cima alle 4 del mattino. La via, nel Wilder Kaiser, era stata aperta dal fuoriclasse Stefan Glowacz. foto Damien Largeron. Ecco il racconto di Berthe su Instagram:

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We wore our best clothes to send "Des Kaiser neue kleider" (in English: new clothes of the empereur) on our first day on it ✅🔥🤗 Despite the fog and the wet rock Wilder Kaiser was offering us, we decided to give a try in the second goal of our bike and dog #0co2emissions climbing trip and succeed after 20h of hard climbing! As it was still raining ☔while we were climbing the first pitches, as storms were passing close by, as key holds were still pissing, as we only had a single semi-charged headlamp for two, as food and water were running out, we would never have bet on our success but @nicofavresse and I entered in war mode! Here as juicy detail: around 2am, we both took heartbreaking falls just before anchor of the last 8b pitch where we thought fall was not allowed anymore… hopefully micro-naps between tries probably brought us to the anchor a bit later in the night (actually we could say earlier as it was 5am when we started rappelling the route)! Really cool to climb with nico, I had never experienced such a support from a climbing partner… well, despite his young age, 😉 it looks like he still has endurance: so impressive to see him still sending such hard pitches after so many tries! Anyway, this masterpiece route from @glowaczstefan tested our limits! I imagine people who know about the alpine trilogy can guess where we are biking to 🚴🏻. Many thanks to @guido.unterwurzacher for the motivation, 🍻, hosting and beta! 🙏 @robbiephillips_ for the tips! 📷 @damienlargeron. @patagoniaeurope @scarpa_de @scarpaspa @petzl_official @lecomte.alpirando @escalpades @revolutionclimbingteam

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