Ale Zeni: l’intervista dopo l’exploit di Cryptography 9b

La placca più dura del mondo raccontata dal protagonista. Intervista AGD

Ecco l’intervista! Alessandro, come sempre, non si risparmia né con le vie né con la disponibilità a far conoscere il suo modo di approcciarsi con la verticale. Volete definirlo un contro-idolo? Ci sta. Certamente, come dice lui stesso, è cresciuto sotto l’ala di un maestro, Riccardo Scarian, che non ha mai voluto essere venerato. E da lui Alessandro ha appreso non solo i grandi trucchi del placchismo, ma anche i modi del climber gentile. AGD

Quando è cominciata e come la tua storia d’amore con Saint-Loup?

Tutto era iniziato nel 2015 quando feci un primo viaggio con l’amico Riccardo Scarian in questo luogo sperduto della Svizzera francese. Ero andato fin lì perchè Sky stava provando “Bimba Luna” e per me era l’occasione di confrontarmi sulla mitica “Bain de Sang” l’ormai famoso 9a di Fred Nicole che rappresentava la via test per ogni amante della scalata in placca. In quella settimana di permanenza le condizioni erano pessime e non riuscii a salire quella via, ma la bellezza di quei movimenti mi aveva in qualche modo stregato e nel 2017 tornai nuovamente per chiudere i conti. Una falesia per me speciale perché al di là delle vie, con il tempo, si sono aggiunti tantissimi ricordi. Dei bei viaggi assieme ad un amico in una falesia lontana dalle mode del momento, silenziosa ed immersa nel verde. La classica falesia in cui se incontri per caso un altro climber sai che non può che essere un local e si stringono subito amicizie durature. Chissà se rimarrà sempre un giardino incantato..

Foto Stefano Jeantet

So che è stata una storia speciale di condivisione con Riccardo Scarian.

Riccardo, Sky, sin da quando ci siamo conosciuti, è stato per me un maestro eccezionale che, senza alcun genere di invidia, mi ha trasmesso questa sorta di arte di saper danzare su un questi muri verticali, insegnato ad essere paziente e di come la dedizione e i sacrifici siano necessari per raggiungere ogni mio obbiettivo. Sicuramente questo mi ha permesso di migliorare molto velocemente. Ma Sky, per mia grande fortuna, non ha mai voluto essere venerato. Fin da subito ha deciso di abbattere quella barriera “allievo/maestro” che in qualche modo ci avrebbe tenuti distanti per poter così creare qualcosa di più bello, una grande amicizia! Ora la scalata per me ha tutto un altro valore rispetto a quando avevo iniziato. Certamente mi piace mettermi sempre più alla prova su cose al mio limite, ma più di tutto amo viaggiare e aggiungere ricordi e belle avventure assieme ad un amico vero. Direi che Sky oltre ad essere stato un maestro di arrampicata è stato anche un vero e proprio maestro di vita.

Quante volte siete andati avanti e indietro dalla Svizzera per fare Bain de Sang e poi Bimbaluna e poi questa?

Ogni viaggio stavamo all’incirca 5 giorni a Saint Loup non saprei di preciso quanti viaggi abbiamo fatto avanti e indietro ma penso all’incirca 14 volte in tutto dal 2017. La cosa che penso sia davvero meravigliosa è che non abbiamo mai perso la motivazione per tornare. Cosa non affatto scontata su vie come questa in cui a volte cadi davvero ad un soffio dalla riuscita, come era successo su “Bimba Luna” a Sky nel 2017! Come dicevo Sky mi ha trasmesso dedizione e pazienza, lo ammiro profondamente perché è dal 2006 (dopo una veloce ripetizione di Bain de Sang) che prova Bimbaluna, ed ogni volta ne sfiora la salita! Quel giorno che ci riuscirà penso sarò immensamente felice e personalmente lo aiuterò fino alla fine per poter portare a termine questo suo grandissimo sogno!

Foto Stefano Jeantet

Come era la giornata tipo di provare questo genere di via?

Ci alzavamo la mattina nel bel mezzo di un bellissimo boschetto, dove puntualmente andavamo con il furgone di Sky a dormire. La mattina facevamo una colazione a base di caffè, yogurt e frutta secca che sarebbe dovuta bastarci fino all’ora di cena e poi via verso la falesia. Raggiungevamo la falesia verso le 10 del mattino per evitare le pessime condizioni dovute alla rugiada mattutina, accendevamo un piccolo fuoco per scaldarci (non c’erano quasi mai più di 5°C) e poi si iniziava con il rituale di riscaldamento con i soliti 2 tiri, al quale si succedevano poi i tentativi sui nostri progetti. Immancabile poi la sera quando avevamo finito di distruggerci le dita era una buona birra in compagnia al bar prima di rintanarci di nuovo nel furgone ad ascoltare musica, a cenare e a passarci il tempo imbastendo bizzarri tornei di briscola. So che con Sky non mi sono mai annoiato, ridiamo tutto il tempo e sappiamo non prenderci mai troppo sul serio.

Avete incontrato i fratelli Nicole o qualcun’altro che stava provando e col quale vi siete confrontati sui movimenti?

Si abbiamo trovato diverse volte sia Fred che Francois Nicole, due persone davvero squisite e che spero avremmo modo di rivedere presto! No, purtroppo nessuno ancora aveva provato questa via ma ho invitato Francois a farlo visto che vive proprio nel paese vicino e sembrava davvero motivato. Ho avuto modo di vederlo scalare diverse volte a Saint Loup e devo dire che non ha perso affatto il dito d’acciaio e il suo stile elegante di scalare col passare degli anni!

Foto Stefano Jeantet

L’idea della connessione è venuta a te o è qualcosa che stava provando già qualche climber locale?

L’idea era venuta a me dopo aver salito Bimba luna. In realtà la connessione che prendeva le due parti “più facili” era già stata liberata nel 1988 da Fred Nicole e si chiama “Anais et le cannabis” gradata 8c. “Anais” fu la prima via che nacque su questo muro, prima ancora che nascesse di fatto “Bain de Sang” che arrivò ben 5 anni dopo nel 1993, grazie a quella partenza diretta.  E’ proprio da quando Fred mi raccontò di questa via che ho iniziato a pensare a Cryptography. Se l’unione delle parti “più facili” aveva un grado di 8c.. Come sarebbe stata l’unione delle due più difficili? Mi piacque fin da subito quell’idea di provare a chiudere questo cerchio, l’unione di due pietre miliari della scalata su placca.

Hai provato diversi tipi di scarpa a oppure sei andato sempre con le stesse?

Ho sempre usato le stesse scarpette, delle Katana laces. Quando dico le stesse, intendo proprio le stesse! Avevo proprio un paio di scarpette su cui avevo scritto “Cryptography”, adattate appositamente e che usavo solamente per quell’occasione. Diciamo che spesso quando sei al limite ogni dettaglio può fare la differenza.

Foto Stefano Jeantet

Che tipo di allenamento specifico hai fatto per questo genere di via?

Ho fatto molto trave, essenziale per aumentare la forza specifica sulle dita, uniti ad allenamenti al system e pan gullich. Chiaro che questa era solo la parte di “allenamento a secco”. Ho poi ricostruito il passaggiio chiave sul mio muro cercando di ripeterlo usando un giubbotto pesi. La parte fondamentale è stata comunque quella di trovare delle vie davvero difficili sul quale trasformare tutto questo lavoro, il mio principale laboratorio è stato sicuramente la falesia del Bilico in Val Canali.

Sei in grado di fare la spaccata frontale e sagittale e l’apertura a rana completa?

No non sono in grado di fare la spaccata anche se non mi manca molto in realtà. In compenso ho la fortuna di avere una naturale mobilità d’anca, essenziale per tenere il bacino incollato alla parete su questo genere di scalata e la posizione a rana mi viene molto facilmente senza averla mai allenata.

È un tipo di via su cui le condizioni sono fondamentali. quali sono le condizioni di temperatura umidità e soleggiamento ideali per riuscire?

Abbiamo visto che le condizioni migliori per provare queste vie erano quando c’erano le giornate velate d’inverno con temperature tra i 0 e i 5 °C. Essendo una parete rivolta a sud il classico vento da nord non aiuta gran che, il grip perfetto lo si trova soprattutto quando soffia vento da ovest. Interessanti sono stati anche i tentativi fatti in notturna in cui avevamo trovato buone condizioni ma sono stati un po’ costretti dalle alte temperature di marzo dello scorso anno. Ma le condizioni migliori di sempre le abbiamo trovate quando nevischiava un pochino.

Foto Stefano Jeantet

Come è andata il giorno della rotpunkt?Te la aspettavi?

Il giorno della salita è stato qualcosa di grandioso. Sapevo di essere pronto ma non me lo aspettavo così in fretta! Ero appena uscito da un infortunio ad un dito e per questo devo ringraziare moltissimo la mia ragazza Ilenia che, da brava fisioterapista, ha saputo risistemarmi in tempo record con una bella serie di sedute di Tecar terapia. Il primo riscontro lo ho avuto quando con lei sono andato a gennaio per la prima volta nella falesia di Cornalba e in appena 3 tentativi sono riuscito nella salita dell’8c di “c’era una volta in America” sbagliandolo già al secondo tentativo per davvero pochissimo e al terzo è stata quasi una passeggiata. Da lì ho capito che sarebbe stato l’anno buono per la Svizzera e così è stato. Dopo questa al ritorno in 3 tentativi sono riuscito anche nella prima ripetizione della via “Stramonio” 8c/+ di Manolo, ulteriore conferma che ero in un periodo di forma strepitosa.

Sei consapevole del fatto che si tratta della placca più dura del mondo? Riesci a paragonarla con la tua energia cosmica?

Non ho assolutamente la presunzione di definirla come la placca più dura al mondo. La mia rimane solamente una proposta! So solo che per me è stato un bel traguardo, un viaggio e una sfida davvero unici! Cryptography è semplicemente l’unione di due vie leggendarie su uno stile di scalata fuori moda. Rispetto ad “Energia cosmica” posso dire che è una via differente, meno di resistenza ma che può diventare davvero molto velenosa perché più aleatoria in alcuni punti. La bellezza di Energia cosmica è qualcosa di unico, sia per i suoi movimenti complessi che per il luogo speciale in cui si trova. Per certi versi, ora posso dire che a livello fisico energia cosmica è anche più difficile, ma la componente tecnica e la capacità di riuscire a spalmare i piedi e trovare i giusti equilibri su Cryptography sicuramente sono un aspetto non trascurabile. L’amico Sky lo sa bene in quanto molte volte è arrivato vicino a chiudere Bimba Luna. Su una via come questa appena cambiano le condizioni anche di poco, passi dall’esserci vicino al non riuscire più ad impostare i singoli movimenti. Davvero frustrante!

Quante speranze ci sono che uno come Ondra venga a trovare questo mostro?

Spero molto che venga a provarla! Al di là del grado sono sicuro si divertirà su questa via perché è totalmente naturale ed ha visto la storia di questo genere di scalata. In ogni caso spero molto che prima o poi qualcuno la ripeterà, le mode sono destinate a tornare e vie come questa sono certo riprenderanno l’attenzione che meritano.

Foto Stefano Jeantet

Hai assegnato il grado 9b quali sono i tuoi parametri?

Non rientro nella categoria dei climbers che si regalano i gradi, per questo la decisione sulla difficoltà di Cryptography è stata piuttosto sofferta. In questi casi è sempre difficile esporsi, specialmente quando si tratta di dare un grado al limite a livello mondiale su questo stile di scalata in cui non è possibile fare molti confronti proprio perché mancano i riferimenti. Ma non dare una difficoltà ad una via per paura di esporsi credo sia sempre sbagliato, l’unica cosa da fare è quella di essere il più onesti possibile con se stessi e con gli altri cercando dei paragoni il più possibile simili alla via in questione. Personalmente ho faticato a convincermi che Cryptography potesse essere così difficile, ma in definitiva non ho potuto far altro che affidarmi alle difficoltà attribuite alle due vie in questione: “Bain de sang” gradata 9a e “bimba luna” di grado 9a/+. Entrambe le vie sono state ripetute e confermate da climbers che ritengo abbiano molta esperienza al merito. Se anche fosse che Bain de Sang venga valutata 8c+, Cryptography rimane un grado e mezzo più difficile. Per questo ho dato 9b a Cryptography, non poteva che essere altrimenti. Se così non fosse, si dovrebbero rivalutare sia Bain de Sang che Bimba Luna. Ma come al solito rimane solo una proposta, in attesa che ci sia qualche volenteroso climber disposto a provare a ripetere questa bella via che più che nel grado vive della storia di due grandi della scalata su placca: Fred e François Nicole.

Hai altri progetti in giro di questo livello o magari anche più difficili?

No al  momento non ho progetti di questa difficoltà in falesia. In questo momento sto cercando di aprire assieme all’amico Sky una nuova via multipitch in cui le difficoltà saranno davvero elevate. Senza assolutamente sminuire la scalata in falesia, per me il vero fine ultimo è proprio cercare di portare l’alta difficoltà in montagna in cui l’utilizzo dello spit viene giustificato dalla ricerca di lunghi run out. In montagna tutto è più avventuroso e complesso, i panorami sono mozzafiato e le centinaia di metri sotto i piedi mi esaltano e mi fanno sentire vivo per davvero. Le sole giornate di apertura sono delle vere e proprie prove di autocontrollo, analisi dei rischi e incertezza di riuscita. Poi con i miei compagni della Sezione Militare di Alta Montagna abbiamo un bel po’ di progetti in mente: dalla Marmolada a salite sul Monte Bianco e in Val di Mello. Poi con l’amico Andrea Cattarossi vorrei fare un po’ di vie in Marmolada, Civetta e sulla Cima Scottoni. Tutto dipenderà da dall’evoluzione di questo momento difficile per il nostro paese ma mi piace pensare che presto torneremo a una nuova normalità.

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