Pilz e Shubert: tutto Austria al mondiale lead

Era dal mondiale di Parigi Bercy che non si vedeva uno spettacolo così ben strutturato come quello che è andato in scena a Innsbruck. Eccezionale la struttura, l’ambientazione, l’illuminazione, il mega schermo, la condizione del pubblico sul posto, le riprese televisive di Eurosport, le grafiche. Finalmente si può dire che uno spettatore non climber possa avere una idea precisa della grandezza e del seguito del nostro sport. E delle potenzialità per il futuro. Di tutto il male che si possa pensare della limitazione del tempo in 6’ per le finali, senza dubbio il prevalere della Pilz sulla Garnbret per pochi secondi al top femminile è stato spettacolare; peccato che il pubblico  a casa e sul posto non abbiano avuto la possibilità di confrontare in diretta la differenza dello scorrere dei secondi.

Peccato anche per la storiaccia del piede di Desgranges e McColl sul pannello di uno sponsor: un momento da gara di oratorio in una gara mondiale, una vicenda paradossale dove gli atleti sono stati assurdamente penalizzati per aver messo un piede nel posto più logico in quella situazione. Troppo dura la finale maschile? Forse. Peccato che la vittoria finale di Schubert su Ondra sia stata decisa dal backcount del risultato della semifinale, ma fa parte di questo sport. Insomma: Austria e dietro tutti gli altri.  La eccellente presenza di italiani in semifinale (Ghisolfi, Vettorata, Bombardi e Rogora) non ha fruttato quanto altre volte in passato. Laura Rogora ha scalato cercando di sentire troppo ogni presa, mentre Marcello Bombardi non ha capito come uscire da una posizione di riposo nel primo terzo.  

It was from the Bercy Paris world that there was not a show as well structured as the one that went on stage in Innsbruck. Exceptional structure, setting, lighting, the mega screen, the condition of the public on the spot, the TV coverage of Eurosport, the graphics. Finally we can say that a non-climber spectator can have a precise idea of the greatness and the following of our sport. And potential for the future. Of all the evil that can be thought of the limitation of time in 6′ for the finals, without doubt the prevailing of Pilz on Garnbret for a few seconds to the female top was spectacular; pity that the public at home and on the spot did not have the opportunity to compare live the difference in the flow of seconds.

Too bad about the history of Desgranges and McColl’s foot on the panel of a sponsor: an oratory race moment in a world competition, a paradoxical event where the athletes were absurdly penalized for having put a foot in the most logical place in that situation. Is the men’s final too hard? Maybe. It’s a pity that Schubert’s final victory over Ondra was decided by the backcount of the semi-final result, but it’s part of the sport. In short: Austria and behind all the others. The excellent presence of Italians in the semifinals (Ghisolfi, Vettorata, Bombardi and Rogora) has not yielded as much as other times in the past. Laura Rogora has climbed trying to feel too much grip, while Marcello Bombardi did not understand how to get out of a position of rest in the first third.

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