La Procura perde i pezzi nel caso Traversa: chiesta l’assoluzione per il B-Side

Ancora sul caso della morte di Tito Traversa a Orpierre: il disgraziato impianto accusatorio impiantato dall’ex Pm Guariniello e portato avanti dal Pm La Rosa ha perso il primo grosso pezzo: il B-Side di Torino nella persona del suo presidente Luca Giammarco, Per il quale lo stesso De Rosa ha chiesto l’assoluzione. Richiesta che, salvo improbabili sorprese, verrà confermata dal giudice. Verrebbe da dire tanto rumore per nulla, se non fosse per gli anni e i soldi spesi per difendersi dall’accusa assurda di non aver formato i suoi allievi sul montaggio dei gommini. Insomma: quello che sta succedendo è il risultato delle azioni di un procuratore che, dopo aver inspiegabilmente escluso dagli indagati la madre della ragazzina che ha manomesso i rinvii, ha brancolato alla ricerca di altri colpevoli. Ci ha provato con la società sportiva: al processo martellava i testimoni con domande sulla formazione mancata sui gommini. Tutto senza successo, come era evidente per chiunque capisse qualcosa di scalata. La scelta di chiedere lui stesso l’assoluzione gli risparmia una sicura bocciatura in sede di giudizio, ma non alleggerisce la sensazione di enorme ingiustizia subita da Giammarco e dal B-Side in questi anni di inchieste e di processo. Chi risarcisce Giammarco e il B-Side dei soldi spesi?

Al procuratore quindi sono rimasti i bersagli più facili, l’istruttore presente sul luogo della disgrazia e il titolare dell’azienda produttrice dei gommini, quest’ultima la sola con una assicurazione. Per loro il procuratore ha chiesto una condanna rispettivamente a 4 anni e 4 mesi e a 4 anni di reclusione. Proverà insomma a condannare e quindi a spremere loro. Non è detto che ci riesca, la nostra rivista si augura che non ci riesca. Il problema sono i soldi. La ditta potrà andare avanti lungo i diversi gradi di giudizio; l’istruttore potrebbe decidere di lasciarsi condannare perché ha finito i soldi per difendersi, non perché sia davvero colpevole.

Ma il focus dovrebbe ancora una volta il seguente: colpevoli di cosa? Come abbiamo già scritto tante volte NESSUNO, salvo fosse stato avvisato della manomissione, avrebbe potuto accorgersi di quei rinvii “malati”. E ancora: la legge è uguale per tutti oppure dipende dalle circostanze? Se i gommini non erano (e non sono tuttora) dei DPI (dispositivi di protezione individuale) e la legge dice che le istruzioni di montaggio non sono obbligatorie per i non-DPI, perchè devono diventarlo “ad personam” quando succede un evento straordinario come quello di Tito? Come ha giustamente scritto in questi giorni l’inventore di piccozze e moschettoni Stefano Azzali: “se tanto mi dà tanto, che libro d’istruzioni dovrebbe avere una moto?”

Il prevedibile proscioglimento per Giammarco e B-Side, invece, costituirà un fondamentale e importantissimo precedente per il futuro della arrampicata italiana. Come abbiamo già scritto in precedenza, se fossero stati condannati sarebbe stato un disastro per tutto il movimento e anche per le guide alpine, il Cai e per chiunque si occupa di formazione. Qualunque istruttore avrebbe potuto essere chiamato in giudizio per l’incidente occorso a un suo ex allievo impegnato a scalare per i fatti suoi, a centinaia di chilometri di distanza, come quelli che ci sono tra Orpierre e Torino.

Again on the case of the death of Tito Traversa in Orpierre: the unfortunate accusatory plant implanted by former Pm Guariniello and carried out by Pm La Rosa lost the first big piece: the B-Side of Turin in the person of its president Luca Giammarco. Now De Rosa himself asked for absolution for him. Request that, unless unlikely surprises, will be confirmed by the judge. One would say so much noise for nothing, if it were not for the years and the money spent to defend against the absurd accusation of not having trained his students on the assembly of fixers. In short: what is happening is the result of the actions of a prosecutor who, after having inexplicably excluded from the suspects the mother of the girl who has tampered with the quickdraws, has struggled in search of other culprits. He tried with the sports club: the trial hammered the witnesses with questions about the missed training on the fixers. All without success, as was obvious for anyone who understood something about climbing. The decision to ask the absolution himself saves him a sure rejection in the judgment, but does not lighten the feeling of enormous injustice suffered by Giammarco and the B-Side in these years of investigations and trials. Who compensates Giammarco and the B-Side of the money spent?

The prosecutor therefore remained the easiest targets, the instructor present on the site of the tragedy and the owner of the company producing the fixers, the latter the only one with an insurance. For them, the prosecutor requested a sentence of 4 years and 4 months and 4 years of imprisonment respectively. In short, it will try to condemn and then squeeze them. It is not sure that he will succeed, our magazine hopes that he will not succeed. The problem is money. The company can move forward along the different levels of judgment; the instructor might decide to let himself be condemned because he has run out of money to defend himself, not because he is really guilty.

But the focus should again the following: guilty of what? As we have already written many times NO ONE, unless he was warned of tampering, he could have noticed those “sick” quickdraws. And again: is the law the same for everyone or does it depend on the circumstances? If the fixers were not (and still are) PPE (personal protective equipment) and the law says that assembly instructions are not mandatory for non-DPI, because they must become “ad personam” when an extraordinary event happens as that of Tito? As the inventor of ice axes and carabiners Stefano Azzali has rightly written these days: “if you give me so much, what book of instructions should you have a motorbike?”

The foreseeable acquittal for Giammarco and B-Side, however, will be a fundamental and important precedent for the future of Italian climbing. As we have already written before, if they were convicted it would have been a disaster for the whole community and also for mountain guides, the Cai and for anyone involved in training. Any instructor could have been sued for the incident involving one of his former pupils, who was busy climbing his own business, hundreds of miles away, like those between Orpierre and Turin.

Per chi vuole approfondire leggendo il testo pubblicato su Pareti 109 che analizzava i fatti e le perizie, può cliccare

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