Caso Traversa: due assoluzioni e una sola condanna!

Si è concluso stamattina il processo a carico dei tre imputati per la morte del piccolo Tito Traversa, di cui abbiamo lungamente trattato sia sulla rivista di carta che su questo sito. Evidenziando le incongruenze delle perizie e mostrando come la strada presa dalla procura fosse in larghissima parte sbagliata. E oggi è arrivata la sentenza che ha in parte ribaltato le richieste del pubblico ministero. Quest’ultimo, viste le evidenze delle testimonianze, aveva chiesto lui stesso l’assoluzione per Luca Giammarco e per la società B-Side che Luca rappresenta. La richiesta di assoluzione è stata confermata dal giudice. Giudice che è andato (secondo noi più che giustamente) oltre: ha assolto infatti anche Carlo Paglioli, titolare di Aludesign, azienda che con il marchio CT è la produttrice dei gommini manomessi dalla compagna di cordata di Tito Traversa. L’accusa per Paglioli era legata all’assenza di istruzioni per il montaggio dei gommini, un prodotto che non era e non è un dpi e quindi non necessita (va) per legge di istruzioni scritte. Condanna invece per l’istruttore presente sul luogo della tragedia, il più difficile da difendere certamente, ma anche colui che, come abbiamo sempre scritto, per accorgersi di quei gommini manomessi senza che nessuno l’avesse avvisato, avrebbe dovuto essere più che un mago. La condanna a due anni, comunque, è la metà dei quattro richiesti dal pubblico ministero ed evita il carcere. Si è concluso quindi nel modo più logico possibile questo brutto capitolo della storia dell’arrampicata e soprattutto si è creato un precedente molto importante nella storia della giustizia sportiva legata all’arrampicata. Una condanna di Giammarco avrebbe aperto una voragine nel sistema didattico italiano, perchè avrebbe instaurato un sistema di responsabilità a posteriori per qualunque istruttore un cui allievo si fosse fatto male per i fatti suoi al di fuori e successivamente a un corso. Ora è tutto più ragionevole  e conterà per i futuri processi per infortuni in parete. Peccato però che ogni evento disgraziato possa essere così tanto condizionato dalla imperizia di un pubblico ministero, come nel caso di Guariniello che aveva fatto partire l’indagine, inglobando ed escludendo indagati in modo così incomprensibile. Come rivista, infine, esprimiamo la massima soddisfazione per avere combattuto con la carta una causa che si è rivelata alla fine quella giusta e facciamo i complimenti a tutti i testi e periti, sopratutto guide alpine di grande valore, che hanno contribuito a far luce sulla vicenda.

This morning the trial of the three defendants for the death of the little Tito Traversa ended, which we have dealt with both on the paper magazine and on this website. Highlighting the incongruities of the reports and showing how the road taken by the prosecution was in the wrong part wrong. And today came the sentence that partially overturned the requests of the public prosecutor. The latter, having seen the evidences of the testimonies, had asked for the same absolution for Luca Giammarco and for the B-Side company that Luca represents. The request for acquittal was confirmed by the judge. Judge who has gone (according to us more than rightly) over: he also acquitted Carlo Paglioli, owner of Aludesign, a company that with the CT trademark is the manufacturer offixer mismatched by the rope partner of Tito Traversa. The accusation for Paglioli was linked to the absence of instructions for mounting the grommets, a product that was not and is not a dpi and therefore does not require (should) by law written instructions. Condemnation instead for the instructor on the site of the tragedy, the most difficult to defend certainly, but also the one who, as we have always written, to notice those wrong quickdraws with no warning by anyone, should have been more than a magician . The two-year sentence, however, is half of the four asked by the prosecutor and avoids jail time. It was therefore concluded in the most logical way possible this ugly chapter of the history of climbing and above all it created a very important precedent in the history of sports justice linked to climbing. A condemnation of Giammarco would have opened a chasm in the Italian educational system, because it would have established a system of responsibility a posteriori for any instructor whose student had been hurt on his own outside and after a course. Now everything is more reasonable and will count for future processes for wall injuries. Too bad, however, that every unfortunate event can be so much affected by the inexperience of a public prosecutor, as in the case of Guariniello who had started the investigation, incorporating and excluding suspects in such an incomprehensible way. Finally, as a magazine, we express the utmost satisfaction in having fought with the card a cause that turned out to be the right one and we congratulate all the texts and experts, especially valuable mountain guides, who have contributed to shedding light on each other.

 

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