“A Finale la scalata è fuori controllo” Dipende il controllo di chi…

Intervista ad Andrea Gallo

Se il Secolo XIX e La Stampa escono in contemporanea con un pezzo contro ai climbers in cui si spiega del perchè le chiodature di nuovi itinerari va assolutamente fermata, vuol dire che a monte degli articoli c’è un preciso disegno politico da parte di qualcuno che di politica ci vive. E’ così che funziona l’Italia e Finale è in Italia. Nell’articolo di cui mettiamo il link a fondo pagina  si parla chiaramente di arrampicata fuori controllo, in un luogo dove i climbers sono sempre stati molto attenti a non esagerare, autolimitando le chiodature nelle zone più sensibili per le nidificazioni.  Quindi significa che qualcun altro vuole prenderne il controllo, perchè il controllo che ne ha adesso non porta abbastanza soldi o abbastanza voti. Come avrete capito, non stiamo nemmeno a verificare che si sia superato un certo limite o meno, non cerchiamo di capire se questi articoli di stampa, sbucati “dal nulla”, abbiano un fondamento oppure no. E’ politica. E come politica va trattata, protestando, contestando, facendo capire che anche i climbers sono tanti e votano.

Comunque, al di là delle nostre opinioni di profondi conoscitori dell’arrampicata ligure (e meno della politica ligure), abbiamo intervistato  Andrea Gallo, che è stato il primo a fare tante cose a Finale, dal primo negozio d’arrampicata alle prime vie dure alle prime guide. E che ora, probabilmente, guiderà la prima associazione globale di chi si occupa di arrampicata a Finale.

Allora, Andrea, come arriva questo fulmine a ciel sereno sull’arrampicata finalese? Ecco, appunto, a ciel sereno. Perché qui siamo sempre andati d’accordo con gli ambientalisti, ci siamo sempre parlati,, confrontati. C’era e c’è una zonazione, come quella che riguarda tutto il Finalese, che è sempre stata condivisa.

Magari da voi chiodatori e operatori sì, ma magari c’è sempre qualcuno che fa il furbo… Sicuramente sarà capitato, ma a quel punto non sta a noi far rispettare i divieti, noi facciamo già tutto il resto: lavori, manutenzione, logistica. Chi sgarra, che poi saranno una piccolissima minoranza va multato da chi può fare le multe. Tra l’altro i parcheggi di quelle zone sono chiari e a un minuto dalle pareti: se vuoi beccare il trasgressore lo becchi.

Ma ci sono delle nuove chiodature che hanno fatto arrabbiare qualcuno in particolare? Si parla di un paio di grottini di cui uno è proprio una zona di terzo livello, la Pollera, e poi la grotta di “Da Berlino non si scappa” che è andata un po’ di moda ultimamente. Praticamente due brufoli se paragonati al finalese. Sa molto di pretesto. E comunque non erano e non sono zone soggette a divieto.

 Continuo a fare l’avvocato del diavolo: ci saranno pure delle criticità dovute alla super frequentazione… Certamente ci sono dei luoghi che andrebbero gestiti meglio, ma siamo noi stessi climber che da anni chiediamo una regolamentazione. Per esempio della valle di Monte Sordo… non ha senso che un non residente ci possa arrivare in macchina e magari buttare la tenda per la notte. Sono anni che sostengo che un parcheggio a valle e una navetta di collegamento risolverebbe ogni problema. Ma faccio anche notare che sono piccole cose se paragonate all’enorme indotto che i climbers e i ciclisti portano al finalese…

Mi sembra anzi che cerchino di imitarvi…  Certo. I comuni limitrofi che hanno anche loro un po’ di roccia stanno cercando di ricevere pure loro un po’ di luce, come per esempio Pietra Ligure. Hanno capito che i climbers e i ciclisti portano un turismo nella stagione altrimenti morta per una località di mare. Ed è anche un turismo pulito, sano, di cui nessuno si lamenta. Meno che meno gli operatori turistici, ai quali non sembra vero di poter guadagnare tutto l’anno.

Eppure a “stimolare” i quotidiani nazionali sembra non siano stati solo quattro ambientalisti, ma anche tale FOR, Finale Outdoor Resort… Che ti devo dire… pure il sindaco, giunta di centro sinistra; fino all’altro ieri tutto bene. Adesso non riesce a prendere una posizione univoca sulla vicenda, dicono che i giornalisti hanno travisato, esagerato, ma io non credo che i giornalisti dall’oggi al domani si accorgano da soli di un eventuale problema ambientale a Finale…

Ma non è vero che il comune stesso ha finanziato delle chiodature in passato?  Appunto. Anche se stiamo parlando di cifre ridicole se paragonate a quanto uscito dalle tasche dei singoli climbers chiodatori o dal Rockstore e ultimamente anche dagli altri negozi. Voglio dire che poche migliaia di euro sono una goccia nel mare di quanto è stato investito qui a Finale. Comunque era una buona cosa che anche il comune, seppur quasi simbolicamente, facesse la sua parte… Poi ti faccio notare che tra i malpancisti che sicuramente hanno stimolato questi articoli di giornale ci sono gli stessi che sono carichi per la preparazione dei festeggiamenti del 50° della scalata finalese…

Come possono reagire i climbers a questa aggressione?    Come non sono stati mai abituati a fare, perché siamo sempre così naif: Insomma associandoci, ed è quello che faremo qui, sotto il nome storico di “Finaleros”, un movimento fatto di persone, ma con personalità giuridica. Tanti iscritti, tante voci, tanti voti, non so se mi spiego. E non saranno solo i climbers a farne parte, ma anche tutti gli operatori che hanno goduto e godono dell’onda dei climbers che tiene su l’economia del turismo locale nella stagione morta delle spiagge.

Chi sta facendo la figura peggiore in questa vicenda? Volendo scegliere… il Cai. Che ha appoggiato inspiegabilmente questi articoli. Anche se penso che sia più una questione di persone più che di istituzione.

Il link all’articolo della Stampa di Savona, qui

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